Non è facile scrivere qualcosa di davvero sentito quando i pensieri vanno in direzioni opposte. Un po’ come quando devi dire “grazie di tutto” a una persona che non fa più parte della tua vita: sai che è finita, ma dentro restano emozioni che non si cancellano in un attimo.

Sono situazioni in cui si resta sospesi fra quello che si vorrebbe dire e quello che si dovrebbe dire. Ma quasi sempre, alla fine, vince il cuore sulla ragione. Ed è proprio in quei momenti che nascono i messaggi più importanti, quelli veri.

Per questo oggi è giusto scrivere un grazie (enorme) ad Ademola Lookman. Un grazie per quello che ha dato all’Atalanta, a Bergamo. Perché volenti o nolenti, è stato un giocatore generazionale per i tifosi nerazzurri.

Un giocatore che, nonostante qualche capriccio di troppo (che ha finito per incrinare un po’ la sua immagine), ha scritto la storia di questo club. Cinquantacinque gol (e ventisette assist) in centotrentasette partite (scrivere i numeri in lettere fa capire meglio il loro valore).

Tre di quei gol sono arrivati nella magica notte di Dublino. Una notte che ha riportato a Bergamo un trofeo dopo 61 anni e ha regalato un sogno a tutti gli atalantini: dai più piccoli agli anziani, fino a chi tifava da lassù.

(Chiudere gli occhi e tornare a quella notte fa sempre venire i brividi)

Detto ciò, se ne va un campione. Un fuoriclasse, azzarderei, che forse - con un po’ più di attaccamento alla maglia - sarebbe anche potuto diventare una leggenda di questo club.

Nonostante tutto, quindi, Ademola, grazie di cuore. E in bocca al lupo per la tua carriera. 

Noi c’eravamo.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 02 febbraio 2026 alle 23:09
Autore: Nicholas Reitano / Twitter: @NicoReitano
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