Quando ha meriti, gli vanno riconosciuti. Quando sbaglia, va sottolineato. L'Atalanta messa in campo ieri sera da Raffaele Palladino non è stata all'altezza di una gara di Champions League, nonostante l'avversario, l'Union Saint Gilloise, fosse tutt'altro che irresistibile. E tra i colpevoli c'è, sicuramente, anche il tecnico campano, che ha scelto di rivoluzionare la squadra, sottovalutando forse le insidie che ogni gara europea nasconde. 

A tradire il tecnico della Dea, però, sono stati anche quei giocatori che con lui hanno trovato meno spazio e che ieri sera hanno avuto un'occasione importante per provare a sovvertire le gerarchie interne alla rosa nerazzurra. Stiamo parlando, per esempio, di Isak Hien, prima titolare quasi inamovibile e ora seconda scelta nel reparto arretrato, apparso anche ieri sera incerto e in costante affanno, soprattutto con la palla tra i piedi. Ma anche di Yunus Musah, che tornato al centro del campo non è riuscito a incidere, o dell'eterno incompiuto Lazar Samardzic. Il serbo, purtroppo per la Dea, a Bergamo continua a essere una promessa non mantenuta, a eccezione di qualche, trascurabile, momento di alta classe. E, anche ieri sera, è stato tra i peggiori, così come Kamaldeen Sulemana, finito lentamente ai margini e capace, nella storta notte del Lotto Park, di gettare clamorosamente alle ortiche una delle poche occasioni da gol nerazzurre.

Un peccato, tanto per i ragazzi quando per l'Atalanta, che si prepara a un febbraio di fuoco, in cui avrà bisogno di tutta la rosa di fronte ai numerosi impegni (sette partite tra campionato, Champions e Coppa Italia). Un'occasione persa, dicevamo. Come interpretare, altrimenti, le parole di Palladino nel post partita? "Oggi mi porto a casa tante risposte su tanti giocatori, sul discorso mentale della squadra, sul discorso caratteriale. Su quello andrò a lavorare", ha detto. 

Sezione: Primo piano / Data: Gio 29 gennaio 2026 alle 11:46
Autore: Gianluca Pirovano
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