Un portiere che para e un attaccante che segna. Quello che nel calcio dilettantistico è un mantra, sembra funzionare anche nel patinato mondo della Serie A. Perché se è vero che l’Atalanta di Palladino è molto altro, è altrettanto vero che la copertina, in questa fortunata fase di stagione, se la stanno prendendo Marco Carnesecchi tra i pali e Nikola Krstovic là davanti. E se per il portiere riminese non è di certo una sorpresa, per l’attaccante montenegrino un po’ lo è. L’impatto con Bergamo, infatti, è stato tutt’altro che facile.

6 dicembre 2025. La Dea esce con le ossa rotte dalla nebbia del Bentegodi. Una serata nera, forse la peggiore con Palladino, è una prestazione ampiamente insufficiente, tra gli altri, proprio di Krstovic. Sostituito a fine primo tempo e mai in partita, in quella che doveva essere la gara della svolta. Una delusione, anche per noi, che dopo quella gara lo scrivemmo chiaro: quel Krstovic non poteva essere una valida alternativa a Scamacca e serviva ragionarci in vista dell’imminente mercato.

Oggi, però, le cose sono cambiate. E noi possiamo dire che ci eravamo sbagliati. In Serie A, nella Dea, nessuno ha segnato più di lui (7 gol). E nel 2026 solo Lautaro ha fatto gli stessi suoi gol, 5. E ancora, Krstovic è il principale assistman (ne ha serviti 4), tira più di tutti nei novanta minuti (6,8) e prende lo specchio più di ogni compagno (1,8 a gara).

Ma il tema qui è un altro e lo ha definito bene Palladino dopo la vittoria con la Cremonese: “Krstovic è un ragazzo che ha grande spirito, ha l’atteggiamento giusto negli allenamenti, si è sempre allenato a mille. È un esempio giusto e si merita queste soddisfazioni”.

Il lavoro, sempre lui. La strada più dura, ma più fruttuosa per conquistare il pubblico di Bergamo. La strada che Krstovic ha deciso di percorrere raccogliendone, finalmente, i frutti. 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 12 febbraio 2026 alle 20:18
Autore: Gianluca Pirovano
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