Eccoci qui, a poche ore dalla chiusura del calciomercato, a tirare le somme di un’estate che in casa Atalanta non poteva essere come le altre, perché la stagione è iniziata, subito, con una svolta epocale: l’addio di Gian Piero Gasperini dopo una decade d’oro, segnata da cinque qualificazioni in Champions e dalla storica vittoria in Europa League. Un ciclo, forse, irripetibile che ha lasciato un vuoto enorme e che inevitabilmente avrebbe reso complessa (e indigesta ai tifosi) la scelta del successore, poi ricaduta su Ivan Juric.
ALLENATORE - Una decisione che non ha convinto del tutto l’ambiente, anche perché il tecnico croato arriva da due esperienze molto negative, prima alla Roma e poi al Southampton, e di conseguenza si presenta a Bergamo con uno scetticismo inevitabile (e imprescindibile dopo Gasp), che forse sarebbe stato minore se la società avesse optato per gli altri due candidati in lizza, Thiago Motta e Palladino. Nonostante questo, resta comunque la necessità di sostenere l’allenatore, che merita fiducia e rispetto, ma il giudizio sulla scelta non può che essere critico per i precedenti e non può andare oltre la sufficienza: il nostro voto è 5.
MERCATO IN USCITA - Passando al mercato in uscita, i primi colpi sono arrivati subito, con due cessioni di peso: Mateo Retegui all’Al Qadsiah per quasi 70 milioni e Matteo Ruggeri all’Atletico Madrid per 17, operazioni che hanno garantito liquidità e confermato la capacità della società di valorizzare i propri talenti. Poi la solita serie di prestiti, da Godfrey a Toure, passando per Sulemana e Bonfanti, fino ai tanti ragazzi dell’U23 che andranno a farsi le ossa nei campionati minori o all’estero.
Ma più di tutte a tenere banco è stata la questione Lookman, con l’Inter che si è presentata con un’offerta da 40 milioni più 3 di bonus, immediatamente respinta dall’Atalanta senza nemmeno indicare una cifra di riferimento. Di fatto non c’è mai stata una vera trattativa, e proprio questa chiusura netta ha portato i nerazzurri di Milano a sfilarsi quasi subito. Con la reazione dello stesso giocatore che è stata altrettanto drastica, con una fuga di quindici giorni all’estero (senza permesso) e un rientro che lo ha visto lavorare individualmente per altre due settimane, lontano dal gruppo, fino a fine mercato.
Una scelta che ha messo in luce la fermezza della società, determinata a non cedere alle pressioni di una rivale (e degli agenti) e a ribadire la propria ambizione da grande club, trattenendo un top player, ma che al tempo stesso lascia dubbi sulla gestione complessiva e sulle possibili conseguenze per l’equilibrio dello spogliatoio. Una posizione forte e netta, che solo il tempo potrà dire se pagherà davvero. Detto ciò, il mercato in uscita complessivamente merita un 8.
MERCATO IN ENTRATA - Diverso invece il discorso per il mercato in entrata, che lascia più dubbi che certezze. In porta è tornato Sportiello, arrivato dal Milan per un milione simbolico: rispetto a Rui Patricio, secondo dello scorso anno, l’asticella si è alzata, ma nemmeno di molto.
In difesa gli acquisti a registro sono stati Kossounou, pagato 20 milioni, e il giovanissimo Ahanor, prelevato dal Genoa per ben 17 milioni: sul primo bisognerà valutare la tenuta fisica (dopo i parecchi, e lunghi, stop dello scorso anno), sul secondo il prezzo sembra eccessivo per un classe 2008, anche se soltanto il tempo potrà dire se si tratta di un investimento azzeccato. Rimane comunque la sensazione che manchi un difensore di spessore internazionale, indispensabile per affrontare la Champions League, considerando l’età ormai avanzata di Djimsiti e Kolasinac e i tanti guai fisici di Scalvini.
A centrocampo è arrivato Musah in prestito con diritto di riscatto dal Milan. Un’operazione intelligente e a basso rischio, ma ancora una volta senza quel rinforzo di qualità che serviva per compensare “l’usura” di De Roon e allungare le rotazioni. Sugli esterni è stata fatta una scelta coraggiosa, decidendo di promuovere dall’U23 Bernasconi, ragazzo dalle ottime prospettive, e di aggiungere Zalewski. Ma, numericamente - con Bellanova e Zappacosta -, manca un tassello rispetto all’anno passato (oltre al già citato Ruggeri, mancano all’appello Palestra e Cuadrado), visto che Bakker è indisponibile fino a inizio 2026 dopo l’operazione al crociato.
Il vero nodo è però l’attacco: la partenza di Retegui a metà luglio ha lasciato un vuoto enorme e il suo sostituto, Krstovic, è arrivato soltanto a metà agosto, dopo un inseguimento (a vuoto) a Muniz del Fulham, valutato tra i 55 e i 60 milioni. Alla fine la società ha ripiegato sul montenegrino, investendo 20 milioni in meno. Una scelta che lascia più dubbi che entusiasmo, perché forse si poteva puntare su un profilo di maggiore esperienza e più pronto a livello internazionale (risparmiando, magari, i 17 milioni di euro spesi due mesi prima per Sulemana, arrivato in una trequarti affollata). Per tutto questo, il voto al mercato in entrata non va oltre il 5.
IL VOTO FINALE - Insomma, alla fine, facendo la media dei voti, il risultato è un 6. Un 6 “stiracchiato”, che riflette più i dubbi che le certezze, ma che come sempre dovrà trovare la sua verità soltanto sul campo. E dunque, come direbbe Manzoni, “ai posteri l’ardua sentenza…”.
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