Quando finisce un amore, indipendentemente delle ragioni e dai modi, resta sempre un po' di amarezza e un certo disorientamento. Quella tra l'Atalanta e Gian Piero Gasperini è stata una storia d'amore duratura e di successo, che ha cambiato la dimensione della Dea, passata in pochi anni da provinciale a realtà europea. Normale, quindi, che il nuovo corso nerazzurro sia iniziato tra dubbi e preoccupazioni. Ancora di più, inutile nascondersi, considerata la scelta del successore: Ivan Juric, reduce da due esperienze fallimentari e accolto in maniera fredda.
Qualcosa, però, nelle ultime settimane sembra cambiato. La naturale diffidenza iniziale si è trasformata in fiducia. Lo si respira allo stadio, soprattutto, dove si sono sentiti anche i primi cori per il mister croato e dove la squadra è uscita tra gli applausi anche dopo la partita con il Como. Ma lo si vede anche in campo, dove il gruppo sembra essersi cementato e ha retto l'urto nonostante la sfilza di infortuni che l'hanno colpito.
Certo, la strada è ancora lunga e i momenti difficili non mancheranno, ma la sensazione è che proprio Juric abbia capito subito la chiave per ottenere da Bergamo sostegno incondizionato. La ricetta, d'altronde, non è cambiata negli anni: poche parole, tanto lavoro. Lui, in queste prime settimane, non ha mai alzato i toni, si è mostrato sincero e disponibile, ha rimesso insieme i pezzi e costruito una nuova Atalanta, di cui si vedono già i primi lampi. Una Dea diversa, ma altrettanto interessante. E con un Dna spiccatamente bergamasco, fatto appunto di lavoro, ma anche di una squadra che si sente coinvolta in ogni suo elemento e che trasmette questa unità d'intenti ai suoi tifosi.
Gli amori finiscono, dicevamo, e poterli vivere è stato bello. Ma non per questo non se ne devono vivere di nuovi. Diversi, certo, ma sempre con gli stessi due colori.
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