Ademola Lookman è, senza giri di parole, uno dei calciatori più forti e completi passati da Bergamo. Uno capace di decidere le partite da solo, di inventare, di colpire; uno che resterà per sempre nella storia dell’Atalanta per quella notte di Dublino. Ma, purtroppo, la memoria di quel giocatore si è incrinata. Perché tra ciò che un calciatore fa in campo e ciò che è fuori c’è una differenza sostanziale. E Lookman, va detto, ha scelto di stare dalla parte sbagliata.
Il punto non è la richiesta di cessione in sé - perché ci sta, è legittima - ma il modo, i tempi e soprattutto il contenuto di un comunicato che appare come un tentativo di spostare la colpa, di piegare la realtà a proprio favore. La verità è che senza l’Atalanta, Lookman non sarebbe diventato ciò che è. Arrivato da semi-sconosciuto, è stato rilanciato, protetto e valorizzato da Bergamo e il minimo sindacale sarebbe stato riconoscerlo, apertamente. E invece, tutto questo è stato trattato come un dettaglio marginale. L’impressione è che la gratitudine sia diventata un concetto superfluo, di scarso valore, come se una carriera fosse costruita soltanto dai piedi e non anche dalle mani che ti hanno aiutato a rialzarti.
C’è poi un secondo tema, ancora più serio: l’inconsistenza dei contratti nel calcio moderno. Lookman, ricordiamo, ha un accordo fino al 2027, firmato, voluto (sottolineiamo). Eppure, oggi basta un’offerta (tra l’altro, ritenuta insufficiente) e la volontà del calciatore diventa legge. I contratti, ormai, servono solo a tutelare i giocatori: garantiscono soldi e durata, ma quando si tratta di rispettarli fino in fondo, diventano carta straccia. Ma così le società perdono potere e, soprattutto, margini di manovra. E chi prova a far rispettare le regole viene dipinto come il cattivo della storia.
Non si dica che l’Atalanta ha sbagliato. Perché qui la società ha agito con coerenza: ha ascoltato, valutato e respinto un’offerta che non riteneva all’altezza. Fine. Il prezzo lo fa chi vende, non chi compra. E soprattutto non chi vuole farsi vendere. C’è un contratto? Bene, allora lo si rispetti. Non serve aggiungere altro.
Detto tutto ciò, se Lookman lascerà Bergamo lo farà restando, a prescindere, nella storia della Dea, ma senza diventarne una leggenda, nonostante abbia scritto in prima persona la pagina più importante della storia nerazzurra. Perché a Bergamo certe cose valgono più dei gol e dei risultati. E di fronte a un finale così amaro, una domanda resta lì, sospesa: che fine ha fatto, nel calcio di oggi, il rispetto?
Autore: Redazione
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