Passino gli infortuni. Passi, ancora, la necessità di assorbire un cambiamento profondo. Passi, ancora, il bisogno di trovare la giusta alchimia, di assimilare nuove idee e nuovi meccanismi. Passi, ancora, tutto quello che volete. Ma che non passi la mancanza di personalità, di grinta, di carattere, di attributi. Perché sì, si può perdere, anche contro un Milan di qualità, ma è difficile accettare un’Atalanta che per un’ora sembra incapace di agire (e reagire), salvo poi ritrovare coraggio e determinazione quando il risultato è ormai pesantemente compromesso. E allora la domanda sorge spontanea: perché aspettare di essere sotto di tre gol per tirare fuori ciò che questa squadra ha dimostrato di avere?

LE RESPONSABILITÀ DEI LEADER - Un interrogativo che, sottolineiamo, riguarda l’intera rosa, dal primo all’ultimo giocatore, ma che chiama in causa soprattutto quei leader dai quali sarebbe lecito aspettarsi qualcosa di più. Capitan Ederson compreso. Giocatori chiamati a trascinare i compagni, a dare un segnale quando la partita prende una brutta piega, a imprimere una svolta anche attraverso un atteggiamento diverso. E no, qui non può essere soltanto una questione di allenatore. Sui social sono già numerosi i tifosi che chiedono un cambio in panchina. Sia chiaro, Maurizio Sarri avrà anche le proprie responsabilità, ma attribuire tutto al tecnico rischia di diventare un alibi troppo comodo. La personalità, la garra, il coraggio di assumersi una responsabilità, la capacità di reagire alle difficoltà sono qualità che devono emergere dai singoli.

E allora, in questo senso, è lecito pretendere di più da Zappacosta, da Ederson, da Pasalic, da De Ketelaere e da Scamacca, così come da quei giocatori attualmente ai box che hanno già avuto modo di contribuire a questo avvio di stagione (vedi Scalvini e Kolasinac). Calciatori che conoscono il peso della maglia, che hanno vissuto stagioni importanti e che hanno anche vinto. Uomini che poi hanno lavorato per anni con una personalità forte ed esigente come quella di Gian Piero Gasperini, imparando cosa significhi affrontare la pressione e mantenere alta la tensione agonistica.

L'ESEMPIO DI CARNESECCHI - E, soprattutto, non parliamo di ragazzi alle prime esperienze, ma di professionisti rodati, con l’esperienza e l’autorevolezza necessarie per farsi sentire nei momenti complicati. Da fuori, naturalmente, non possiamo sapere cosa accada nello spogliatoio. Possiamo però giudicare ciò che vediamo sul terreno di gioco, dove quella capacità di trascinare il gruppo è sembrata mancare troppo spesso. Paradossalmente, uno dei pochi ad aver cercato con continuità di scuotere i compagni è stato Carnesecchi, proprio colui che, per ruolo, si trova più lontano dal centro del gioco. E forse, per l’atteggiamento mostrato e per la volontà di assumersi responsabilità (sia sul campo che fuori), è proprio lui quello che oggi meriterebbe più di tutti la fascia da capitano.

RITROVARE L'ANIMA ATALANTINA - Detto ciò, ora serve ritrovare quell’anima atalantina che Bergamo conosce bene: quella di chi lavora, lotta e dà tutto, ogni giorno, ogni ora, senza cercare scorciatoie. Servono intensità, convinzione e la testa libera per giocare con coraggio, senza quell’atteggiamento compassato che troppo spesso ha accompagnato i nerazzurri in questo avvio di stagione. Perché la mezz’ora finale contro il Milan ha dimostrato che questa squadra possiede le qualità per reagire. Il problema è che non ci si può permettere di giocare soltanto 30 minuti a partita, aspettando di trovarsi con le spalle al muro prima di mostrare il proprio valore. Altrimenti, nelle prossime settimane, il cammino rischia di farsi molto duro. E il tempo per recuperare terreno, soprattutto in campionato, non è infinito. Dunque, sveglia.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 19 ottobre 2026 alle 12:05
Autore: Nicholas Reitano / Twitter: @NicoReitano
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