Soffrendo, forse più del dovuto, l’Atalanta è riuscita a centrare l’obiettivo: battere l’Hapoel Tel Aviv e accedere alla League Phase di Conference League. Una trasferta insolita, quella che ha dovuto affrontare la Dea, tanto per il luogo, quanto per il contesto. Si è giocato, infatti, a Miskolc, “casa” europea degli israeliani. E proprio in Ungheria l’Atalanta e i suoi tifosi hanno avuto il loro primo assaggio della Conference, curiosa, insolita e senza lustrini.
1 - Miskolc, una città silenziosa
La prima fotografia del viaggio nerazzurro è quella che ritrae Miskolc. Bella non di certo, funzionale senza dubbio, ha accolto la sfida con apparente distacco. Nelle ore precedenti al match, infatti, nulla o quasi faceva pensare chi di lì a poco si sarebbe giocata una partita di una competizione europea. Qualche maglia qua e là, ma un centro cittadino silenzioso e poco affollato, impegnato nella sua quotidianità. Allo stadio, però, alla fine erano parecchi, complice l’ingresso gratuito riservato agli abbonati della squadra cittadina, i tifosi ungheresi.
2 - Un prepartita tranquillo
Una tranquillità, quella di Miskolc, che si è riflessa anche sul clima nel prepartita. Tanta, tantissima polizia, ma nessuna tensione. I 266 tifosi atalantini sono arrivati alla spicciolata: una ventina, tra auto e van, due pullman, oltre a chi ha raggiunto lo stadio coi mezzi pubblici. Hanno atteso nell’area a loro riservata, per poi entrare allo stadio circa un’ora prima del fischio d’inizio. Sull’altra sponda, l’impressione è che i gruppi del tifo organizzato siano arrivati a ridosso del match: nessun corteo o altro, infatti, da parte degli ultras dell’Hapoel nel prepartita, come invece era accaduto a Bergamo.
3 - I pullman di tifosi… estoni
E, a proposito di tifosi, ha attirato parecchia attenzione, circa due ore prima della partita, l’arrivo di due pullman di tifosi... estoni. Parecchi, col tricolore bianco, nero e blu si erano visti, per la verità, anche prima, mentre passeggiavano nelle vie intorno allo stadio. Qualche strano e insolito gemellaggio? Nulla di tutto questo. Nel palazzetto accanto al Dvtk Stadion si giocava, un’ora prima della sfida di Conference, Ungheria-Estonia, valida per le qualificazioni ai Mondiali di basket.
4 - Tifo caldissimo oltre i novanta minuti
Dentro allo stadio, invece, gli ultras dell’Hapoel hanno confermato quanto di buono a livello canoro avevano già dimostrato a Bergamo, pur senza l’utilizzo di materiale pirotecnico: tifo incessante già durante il riscaldamento e oltre i novanta minuti, con la squadra israeliana che è rimasta a lungo in campo, sotto la sua curva, anche dopo il triplice fischio. Dal settore ospiti non è di certo mancato il supporto, con il contingente nerazzurro che si è compattato nella parte bassa del settore, dietro gli abituali striscioni, e con la festa per la qualificazione al termine della partita e il tradizionale “Bergamo” cantato da squadra e tifosi.
5 - Stadio gioiello e non solo
Di certo, oltre alla gioia per l’ennesima stagione in Europa e la conferma di come, nelle gare internazionali, non esistano partite scontante, i tifosi dell’Atalanta arrivati fino in Ungheria si sono potuti godere uno stadio di alto livello. Una bomboniera da 15.000 posti, raggiungibile in tram, senza barriere (a eccezione di alcune reti di protezione) e con una visuale perfetta del campo. Non solo: l’intera area cittadina è dedicata allo sport. Ci sono un palazzetto moderno, i campi dall’allenamento e la sede del Diosgyor, la squadra locale, un playground per il basket e due campi da beach volley. Un dettaglio non da poco per un club storico, ma che milita oggi nella seconda divisione ungherese. E l'ennesima dimostrazione di quanto, quando si parla di impiantistica sportiva, l'Italia sia sempre un passo indietro rispetto al resto d'Europa. Con le sue eccezioni, certo, proprio come Bergamo.
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