Dov’è finito Charles De Ketelaere? La domanda, in casa le Atalanta, comincia a essere più che legittima. Il belga sembra infatti ancora alla ricerca di sé stesso, lontano dal giocatore capace di accendere una partita con una giocata. Le prestazioni sono state (molto) spesso opache, con difficoltà evidenti nell’uno contro uno, scelte poco lucide e verticalizzazioni forzate, talvolta senza una reale possibilità di trovare il compagno (ricordiamo un solo assist in 7 presenze stagionali). Anche le conclusioni verso la porta sono diventate piuttosto rare (appena tre tiri complessivi, di cui uno nello specchio). Insomma, manca quella brillantezza che lo aveva reso uno degli uomini più imprevedibili della squadra. E per uno con le sue qualità, la differenza si nota eccome.

UNA PREPARAZIONE A SINGHIOZZO - C’è però un aspetto che merita di essere considerato prima di formulare giudizi troppo severi: De Ketelaere ha lavorato pochissimo con mister Maurizio Sarri rispetto a buona parte dei compagni. È infatti tornato a Zingonia soltanto a inizio agosto, dopo le fatiche del Mondiale, quando la squadra aveva già alle spalle diverse settimane di preparazione con il nuovo tecnico. Poi, dopo appena una decina di giorni, l’infortunio agli adduttori lo ha costretto a fermarsi, interrompendo un percorso già cominciato in ritardo. Infine, i recenti impegni con il Belgio hanno ulteriormente ridotto le occasioni di allenarsi con il nuovo tecnico. Un dettaglio tutt’altro che secondario, soprattutto quando bisogna assimilare idee tattiche profondamente diverse rispetto al passato.

IL CAMBIO DI MODULO - Anche perché, finora, De Ketelaere ha faticato parecchio a trovare una collocazione convincente. Nel 4-3-3, schierato da esterno, è apparso spesso fuori dal vivo del gioco, senza riuscire a sfruttare gli spazi e le caratteristiche che gli consentono di fare la differenza. Sarri sembra averlo capito e contro il Venezia ha proposto un 4-2-3-1 pensato anche per valorizzarlo, cucito praticamente su di lui, restituendogli una posizione centrale alle spalle della punta. Una scelta sensata, almeno sulla carta, che, però, non ha ancora restituito il Cdk che tutti conoscono (è stato il peggiore in campo nella Dea, senza ombra di dubbio). Del resto, cambiare posizione può aiutare, ma non basta da solo a ritrovare fiducia, tempi di gioco e quella naturalezza che oggi sembra mancargli.

ORA SERVE UNA SVOLTA - Adesso, però, serve un cambio di passo, possibilmente già dalle prossime partite. Le attenuanti non mancano e sarebbe sbagliato ignorarle, ma non possono diventare una spiegazione valida all’infinito. L’Atalanta ha bisogno della sua fantasia, della sua capacità di trovare soluzioni dove gli altri vedono soltanto maglie avversarie. Soprattutto nell’ultimo terzo di campo, dove le sue intuizioni possono fare la differenza e dare maggiore pericolosità alla manovra. Sarri sta cercando di metterlo nelle condizioni migliori per esprimersi, ma ora spetta al belga ritrovare continuità e incisività. Perché questa squadra, se vuole crescere davvero, difficilmente potrà permettersi ancora a lungo un De Ketelaere così distante dalla sua versione migliore.

Sezione: Editoriale / Data: Mar 13 ottobre 2026 alle 08:15
Autore: Nicholas Reitano / Twitter: @NicoReitano
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