Una brutta pagina, l'ennesima, di un campionato che non solo ha perso di valore, ma soprattutto di credibilità. Gli ultimi giorni del circo della Serie A sono stati, infatti, la fotografia nitida del momento che sta attraversando il pallone italiano. Confusione, improvvisazione, disorganizzazione. Il risultato è che per conoscere il calendario definitivo della 37ª giornata è servito aspettare le 20 di giovedì. 

MA QUALI CAMPIONI, SERVE SERIETÀ - Un quadro drammatico impossibile da giustificare e che, in qualche modo, fa emergere un aspetto che va necessariamente sottolineato. Che la Serie A abbia perso qualità è cosa tanto evidente quanto appurata da tempo. Che questa sia la ragione dello scarso appeal del nostro campionato è, invece, tutto da dimostrare. Perché è chiaro come i campioni portino attenzione, alzino il livello, ti permettano di competere in Europa, ma è altrettanto limpido come alla base debba sempre esserci la serietà. Delle società, ma soprattutto di chi le rappresenta. E una Lega che non si è accorta (o ha fatto finta di non accorgersene, e sarebbe peggio) della concomitanza tra il derby e un evento, la finale degli Internazionali di tennis, del quale si sapeva da un anno, non può essere definita seria. 

IL RISPETTO DEI TIFOSI - E qui si innesta la seconda questione. Perché la serietà va spesso e volentieri a braccetto col rispetto e, anche in questo caso, la Lega Serie A ha mostrato di non averne. Per le sue stesse squadre, costrette a preparare partite decisive senza sapere nemmeno quando le avrebbero giocate. Per i tifosi, in modo particolare. Migliaia di appassionati tenuti in ostaggio, spettatori inermi di un tira e molla indegno nel quale non sono mai stati presi in considerazione. Trasferte da organizzare, impegni da incastrare. La passione ridotta a comparsa secondaria in uno spettacolo diventato ormai farsa

STADI VUOTI PER RIFLETTERE - Quanto accaduto, insomma, dovrebbe spingere a una riflessione profonda. Su come si sia arrivati a questo punto. Su quando la bussola sia stata persa definitivamente. Non accadrà, però, nemmeno questa volta. La scelta migliore, quindi, sarebbe quella di stare a casa. Lasciare gli stadi deserti. Anche questo non succederà, ma a furia di tirare la corda il rischio è che prima o poi si spezzi. 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 14 maggio 2026 alle 21:18
Autore: Gianluca Pirovano
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