È stata una notte lunga, lunghissima, quella successiva alla grande impresa contro il Borussia Dortmund. Lunga per lavoro, certo. Ma soprattutto per l’emozione, per l’adrenalina che non voleva saperne di scendere. Un’impresa che, come ha sottolineato Raffaele Palladino, resterà per sempre nella storia di Bergamo, dell’Atalanta e, più in generale, del calcio italiano.

Stamattina, giovedì 26 febbraio, mi sono svegliato con ancora negli occhi quel rigore di Samardzic. Quel pallone sotto la traversa che, per una frazione di secondo, ho temuto potesse stamparsi sul legno. Rivederlo fa ancora un certo effetto, inutile negarlo. In macchina, direzione ufficio, ho collegato il telefono quasi in automatico: “Riproduci Bitter Sweet Symphony dei The Verve da Spotify”. Fyi: è una di quelle canzoni che ascolto nei momenti estremi, o quando sono molto triste o molto felice. Non so se sia una cosa sana, ma spero di non essere l’unico a farlo.

Stavolta, ovviamente, era felicità pura. Un sorriso largo, quasi incredulo, per l’impresa di una realtà che resta di provincia - e guai a dimenticarlo - contro una big del calcio europeo. Ribaltare uno 0-2 con un 4-1. Quattro a uno. Fa impressione scriverlo. Ed è stata una prova di forza. Un’Atalanta dominante dall’inizio alla fine (ne parlavo con i colleghi della redazione: non ricordo una Dea così travolgente in tutti i suoi uomini, così sicura, così padrona della propria notte… un rullo compressore).

Il merito è chiaramente di una squadra che ci ha creduto davvero e di uno stadio che ha spinto fino all’ultimo secondo. Ma anche e soprattutto di chi in panchina ha saputo toccare le corde giuste: il maestro Raffaele Palladino, il maestro del Festival di Bergamo. Prima uomo, poi allenatore. Capace di entrare subito nel cuore dei giocatori, oltre che nella loro testa. In poco tempo ha liberato il gruppo da quelle ombre che fino a due mesi e mezzo fa sembravano non voler lasciare Zingonia. Oggi l’aria è diversa, più leggera, più convinta…

Il peggio sembra alle spalle. Il meglio, forse, deve ancora arrivare. Competitivi su tre fronti, con una nuova consapevolezza addosso. E allora resta una domanda, quasi inevitabile, che mi accompagna mentre ripenso al partitazo di ieri: e se Palladino fosse arrivato prima? Chissà…

Sezione: Editoriale / Data: Gio 26 febbraio 2026 alle 22:48
Autore: Nicholas Reitano / Twitter: @NicoReitano
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