È stata una festa senza particolari entusiasmi quella dell'Atalanta per la qualificazione in Conference League. Inevitabile dopo una sconfitta, quella con il Bologna, che è la fotografia della stagione nerazzurra: un'annata di improvvise accelerate e brusche e dolorose frenate. Guai, però, a pensare che Bergamo non sia contenta di un altro anno in Europa.

LO DICONO I NUMERI - Basterebbero i numeri, per farlo capire. Quella che verrà sarà la nona stagione delle ultime dieci con la Dea in giro per il Vecchio Continente, ma soltanto la quattordicesima in quasi 119 anni di storia. Prima servivano le amichevoli per sognare un po': Deportivo La Coruna, Mons, Qpr, solo per ricordarne alcune. Ora è quasi un'abitudine, ma nessuno si è scordato da dove viene.

LO DICE LA GENTE - Allo stadio, d'altronde, lo si è capito chiaramente. Non sono mancate le frecciatine alla squadra. Su tutte, un eloquente striscione della Nord: "Primavera: empatia col proprio pubblico ed emozioni libere nel vento. Prima squadra: nella nuova stagione pretendiamo questo tipo di atteggiamento". Ma non è mancata nemmeno la gioia per il traguardo, con quella punta di ironia che ai bergamaschi non manca mai. Dallo straordinario striscione in Sud, "Skefe de negot, figuret de la Conference", al momento revival in Pisani, quando a inizio secondo tempo è partito il coro "Sotto Città Alta noi staremo ad aspettar l'Atalanta in Serie A", che ha riportato indietro negli anni, a quando la salvezza era l'obiettivo festeggiato, appunto, come l'Europa.

AMBIZIONE E LOGICA - Poi è chiaro, la dimensione dell'Atalanta è cambiata, per merito della famiglia Percassi e di Gian Piero Gasperini. E, di conseguenza, profonde riflessioni su cosa non abbia funzionato in questa stagione andranno fatte, se si vuole tenere alta l'asticella dell'ambizione. La Dea ha dimostrato di saper competere coi giganti e certo sarebbe un peccato dover fare un passo indietro. Sarebbe sbagliato, però, anche dimenticarsi la fatica che è costato arrivare fino a qui. La Conference League non può essere un impiccio, ma un'altra occasione, l'ennesima, per rendere tangibile qualcosa che fino a pochi anni fa era solo un sogno o, al massimo, un racconto tramandato da chi aveva avuto la fortuna di viverla: l'Atalanta in giro per l'Europa. Bergamo lo sa e si saprà godere anche questo viaggio.

Sezione: Editoriale / Data: Lun 18 maggio 2026 alle 17:52
Autore: Gianluca Pirovano
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