Mister Raffaele Palladino ha parlato in conferenza stampa alla vigilia della sfida contro il Bologna, gara che, ricordiamo, potrebbe consegnare all’Atalanta la qualificazione alla prossima Conference League. Il tecnico nerazzurro ha affrontato diversi temi: dal proprio futuro alle voci di mercato, passando per l’emergenza difensiva, gli infortunati, le possibili scelte di formazione e il valore del percorso compiuto dalla Dea in questa stagione. Ecco, di seguito, le sue dichiarazioni.
Le voci sul suo futuro possono distrarre la squadra in vista di una partita così importante?
“Noi non dobbiamo farci distrarre dalle voci: il nostro obiettivo è concentrarci sul presente. Per noi è fondamentale raggiungere l’Europa perché la Conference League è un grande traguardo che vogliamo conquistare. Domani servirà grande concentrazione da parte dell’Atalanta”.
Resterebbe deluso in caso di separazione a fine stagione?
“Io sono concentrato sul presente. Il mio obiettivo resta il campo. Luca Percassi ha parlato in maniera sincera sul futuro: le sue parole sono state tanto oggettive quanto chiare. Il nostro obiettivo è arrivare in Europa. A fine anno ci siederemo e valuteremo insieme se le idee combaceranno per il bene dell’Atalanta”.
Come stanno Djimsiti e gli altri difensori? Possibile una linea a quattro?
“Hien è squalificato, Kossounou out, oggi e domani verranno valutati Kolasinac, Djimsiti e Scalvini. Sicuramente qualche giocatore potrà essere riadattato. Ma nelle emergenze la squadra ha sempre saputo adattarsi nella maniera migliore”.
C’è rammarico per non aver giocato la finale di Coppa Italia?
“Speravamo di arrivarci noi in finale, purtroppo non ci siamo riusciti. C’è grande rammarico, ma queste partite servono per crescere nei prossimi anni. Ci riproveremo per portare un trofeo a Bergamo”.
Quanto sarebbe importante raggiungere la Conference League?
“L’Atalanta è andata in Europa otto anni su nove e vogliamo raggiungere la nona qualificazione già domani. Davanti a me ho una società ambiziosa e con grande voglia di arrivare in Europa. La Conference League è una competizione europea con trasferte lunghe e impegnative, che possono togliere energie, ma lì sta nella capacità dello staff e della squadra farsi trovare pronti”.
Guardando indietro, cosa è mancato nel mese di aprile?
“Abbiamo analizzato molte cose per capire perché non siano arrivati certi risultati. In quel periodo ci sono stati anche diversi infortuni, da Ederson a De Ketelaere e altri ancora. Tante situazioni si sono concentrate tutte insieme. I ragazzi hanno sempre dato tutto e ci hanno sempre messo la faccia per l’Atalanta. I tifosi ci sono stati vicini anche nei momenti difficili e per loro vogliamo chiudere bene la stagione”.
Cosa ha dato l’Atalanta a lei e cosa pensa di aver dato alla squadra?
“A me l’Atalanta ha dato tanto fin dal primo giorno. La famiglia Percassi è stata fantastica nel darmi l’opportunità di allenare una squadra europea. Ho sentito sempre la loro vicinanza a Zingonia, così come quella del direttore sportivo D’Amico: tra di noi c’è tanta stima. Se non ci fosse stata questa sintonia non saremmo mai arrivati a certi traguardi. Io ho cercato di dare tutto all’Atalanta e spero di aver lasciato qualcosa alla squadra: i ragazzi mi sono sempre stati vicini”.
Potrebbe esserci spazio per chi ha giocato meno?
“Tutti devono essere pronti a tutto. Penso a Sulemana e Samardzic che, nonostante abbiano trovato meno spazio, si stanno allenando bene. Tutta la squadra deve sentirsi importante. Ci sarà modo di valutare anche Bakker, Musah e altri giocatori che hanno avuto meno minutaggio”.
Quali giocatori pensa siano cresciuti di più durante la stagione?
“Bisogna dare valore a tutti i calciatori e io sono contento del percorso fatto. C’è stata una crescita importante per tanti giocatori: da Krstovic a Scamacca, da Ahanor a Scalvini, passando per Zalewski e Raspadori. Abbiamo fatto un grande lavoro e vedo un gruppo che vuole migliorarsi giorno dopo giorno”.
Dopo il Milan si è concentrato più sui 70 minuti iniziali o sul finale?
“Io analizzo sempre la partita insieme ai ragazzi, cercando di capire tutti gli episodi che hanno inciso. All’inizio ho perso Scalvini per infortunio e poi subito dopo anche Kossounou, quindi abbiamo dovuto riadattarci in difesa. Nel mezzo c’è stato anche il cambio di Zappacosta: alcune sostituzioni sono state forzate dal contesto. Questo ci ha fatto abbassare parecchio. Il Milan resta il Milan, però sicuramente dobbiamo migliorare nei dettagli”.
Che Bologna si aspetta?
“Sono una grande squadra e si giocheranno tutto perché sono ancora in corsa per la Conference League. Hanno fatto un grande percorso in Europa League e sono allenati da un tecnico competente come Italiano. È vero che dietro siamo rimaneggiati, ma cercheremo di adattarci nella maniera migliore possibile per raggiungere l’Europa”.
Ci sarà spazio per qualche giovane come Obric?
“Valuteremo sia lui che Navarro. Obric ha fatto un grande percorso con l’Under 23 e tra oggi e domani faremo le nostre valutazioni, compresa anche la possibilità di arretrare De Roon in difesa”.
Perché l’Atalanta ha faticato contro alcune squadre di metà classifica?
“Abbiamo analizzato la situazione perché pesano i troppi punti persi contro squadre di metà classifica. È stato invece un valore aggiunto aver fatto bene contro le squadre della parte sinistra della classifica. Alla fine, però, è sempre una questione di dettagli e lì dobbiamo migliorare”.
Il gruppo è con lei. Quanto l’hanno colpita le parole di Carnesecchi?
“Mi hanno emozionato molto perché valgono tanto. Marco è stato il portavoce di tutto l’ambiente Atalanta, dove bisogna remare tutti dalla stessa parte. Contro il Milan abbiamo fatto una prestazione da grande squadra. La società è molto unita e tutti vogliamo il bene dell’Atalanta. In futuro ci siederemo per capire la situazione”.
Cosa l’ha colpita in questi mesi di Bergamo e del popolo atalantino?
“Raimondi mi ha portato in giro a fare qualche aperitivo e a conoscere la città. Mi piacerebbe viverla ancora di più, soprattutto negli ultimi due mesi. Mi ha colpito tantissimo la partita contro il Bayern, quando i tifosi ci hanno applaudito: è qualcosa che mi è rimasto dentro e che dimostra l’attaccamento del popolo atalantino a questa squadra”.
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