Siamo a metà luglio e il mercato, come sempre in questa fase, si muove tra grandi annunci e trattative sotterranee. A Bergamo, però, più che l’entusiasmo per la nuova stagione, inizia a farsi strada una domanda: dove sta andando davvero l’Atalanta? Dopo l’addio - legittimo, condivisibile e probabilmente inevitabile - di Gasperini, la società ha scelto una strada di continuità tecnica con l’arrivo di Ivan Juric. Una decisione che, al netto delle inevitabili differenze tra i due, ha un senso logico: profilo tosto, idee chiare, filosofia di gioco non troppo distante da quella che ha portato la Dea a vivere uno dei cicli più belli della sua storia. A inizio stagione, com’è giusto che sia, la fiducia va data. Alla società, a Juric, al progetto. Sarà la classifica di maggio a dire se questa fiducia sarà stata ben riposta. Fin qui tutto bene. Ma da adesso in poi serve coerenza.
Perché nel momento in cui si sceglie di cambiare guida tecnica ma non filosofia, e si dichiara apertamente di voler mantenere alto il livello della rosa, allora ogni operazione di mercato va letta con attenzione chirurgica. E qui arriva il punto: dopo aver incassato una cifra monstre dalla cessione di Mateo Retegui in Arabia (68 milioni, al netto dei bonus poco meno di 65), la Dea non può permettersi di svendere Ademola Lookman. Parliamo infatti di un giocatore che ha fatto la storia recente di questa squadra. Uno che, due anni fa, ha firmato una tripletta nella finale di Europa League contro il Bayer Leverkusen. Uno che è stato sempre decisivo, che ha inciso, che ha trascinato, con continuità. Uno dei tre giocatori più forti della Serie A, punto. E che oggi è molto di più di una semplice pedina di mercato.
L’Inter ha bussato alla porta. Ha già messo sul tavolo una prima offerta: 40 milioni in prestito con obbligo di riscatto. Formula e cifra che sono state giustamente rifiutate. L’Atalanta non può e non deve essere complice del rafforzamento di una diretta concorrente. Perché l’Inter, pur avendo perso il suo pezzo più pregiato (Simone Inzaghi, ndr), resta una delle favorite per lo scudetto e, soprattutto, una rivale diretta nella prossima corsa Champions. E quindi, cederle uno come Lookman - e per di più a cifre discutibili - sarebbe un clamoroso autogol. È vero, il giocatore ha espresso il desiderio di andare via. Lo ha fatto anche Koopmeiners la scorsa estate, lo fanno e lo faranno in tanti. È parte del gioco. Ma i tempi, le modalità e soprattutto le condizioni devono stabilirle l’Atalanta, non gli agenti, non le big del campionato e nemmeno chi cerca commissioni più o meno ricche all’ombra del calciomercato.
Se poi davvero Lookman dovesse partire - e solo alle condizioni giuste per la Dea - servirà comunque un intervento massiccio e concreto sul mercato. Perché se si vuole tenere alto il livello, se si parla di ambizione, allora bisogna investire, reinvestire, agire. Non basta incassare. Non basta fare plusvalenze. Perché altrimenti quel rischio di ridimensionamento che molti tifosi temono, e che la società vuole allontanare a parole, potrebbe diventare più concreto del previsto. E sarebbe un peccato mortale.
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