Dopo il 6-1 incassato contro il Bayern Monaco, in molti si sono affrettati a parlare di “figuraccia per l’Italia”. Ma forse il discorso è più ampio. Perché pur di non guardare in faccia altre verità, si è scelto di trasformare l’Atalanta di Raffaele Palladino nel bersaglio più facile, quasi nel simbolo della crisi del calcio italiano. Un paradosso, se si pensa che proprio la Dea - pur restando una provinciale - è anche l’unica squadra italiana ad aver vinto un trofeo europeo importante negli ultimi anni e l’unica ad essere arrivata fino agli ottavi di questa Champions.

Il punto è che le vere figuracce delle italiane sono arrivate prima degli ottavi. Il Napoli, ad esempio, ha chiuso 30º su 36 nella fase campionato, senza nemmeno riuscire a qualificarsi ai playoff, incassando anche una clamorosa sconfitta per 6-2 a Eindhoven contro il Psv. Poi l’Inter, uscita inspiegabilmente agli spareggi contro i norvegesi del Bodo/Glimt. E la Juventus, che si è fermata sempre ai playoff, travolta (all’andata) 5-2 a Istanbul dal Galatasaray. L’Atalanta, invece, una realtà con risorse molto più limitate rispetto ai grandi club europei (e italiani), si è trovata davanti una delle squadre più forti del pianeta, il Bayern Monaco: un club con una potenza economica e una capacità di spesa fuori scala. E quindi, oggettivamente, poteva farci ben poco.

Ma alcuni numeri raccontano qualcosa di ancora più significativo. Analizzando, infatti, i titolari scesi in campo nelle partite valide per l'andata degli ottavi di finale di Champions, emerge una realtà impietosa: su 176 giocatori complessivi, gli italiani sono stati soltanto 7 (di cui 4 della Dea). Un dato parecchio distante dalle teste di serie Spagna (20), Inghilterra (19) e Francia (17), ma anche da Brasile e Portogallo (11) e da Germania e Norvegia (10). Un dato che sostanzialmente dice molto anche sul valore e sulla considerazione dei giocatori italiani oggi ai massimi livelli del calcio europeo.

Di seguito, la classifica completa rielaborata dalla redazione di Pianeta Atalanta:

- Spagna 20
- Inghilterra 19
- Francia 17
- Brasile 11
- Portogallo 11
- Germania 10
- Norvegia 10
Italia 7 (Bernasconi, Carnesecchi, Donnarumma, Ruggeri, Scamacca, Tonali e Zappacosta)
- Olanda 7
- Argentina 6
- Danimarca 4
- Turchia 4
- Colombia 3
- Ecuador 3
- Senegal 3
- Svezia 3
- Uruguay 3
- Austria 2
- Belgio 2
- Costa d’Avorio 2
- Croazia 2
- Ghana 2
- Marocco 2
- Nigeria 2
- Polonia 2
- Russia 2
- Ungheria 2
- Algeria 1
- Bosnia 1
- Burkina Faso 1
- Camerun 1
- Egitto 1
- Gabon 1
- Georgia 1
- Grecia 1
- Montenegro 1
- Mozambico 1
- Repubblica Ceca 1
- Slovacchia 1
- Slovenia 1
- Stati Uniti 1
- Uzbekistan 1

E allora non dobbiamo stupirci se poi succede quello che è successo nelle qualificazioni mondiali: la Norvegia che vola al Mondiale battendo l’Italia nel girone, con gli Azzurri che si ritrovano ancora una volta a dover passare dai playoff, con il rischio di restare nuovamente fuori dalla massima competizione internazionale. Perché il problema, sia chiaro, non è una serata storta contro la corazzata Bayern Monaco. Il problema è molto più profondo. È strutturale. Ed è quello che spiega perché oggi il calcio italiano fatichi sempre di più in Europa.

Sezione: Primo piano / Data: Gio 12 marzo 2026 alle 00:54
Autore: Nicholas Reitano / Twitter: @NicoReitano
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