Riccardo Claris era un tifoso dell’Atalanta, e proprio una discussione legata al calcio è all’origine della tragica vicenda che si è conclusa con la sua morte. A poco più di un anno dall’omicidio del 26enne bergamasco, la Corte d’Assise di Bergamo ha condannato a 18 anni e un mese di carcere Jacopo De Simone, 20 anni, ritenuto responsabile dell’accoltellamento avvenuto nella notte del 4 maggio 2025 in via dei Ghirardelli. La sentenza è arrivata nel pomeriggio di martedì 8 settembre, dopo circa quattro ore di camera di consiglio. Al termine della pena è stata inoltre disposta per De Simone la libertà vigilata per tre anni. Le motivazioni della sentenza saranno depositate entro 90 giorni.

LA RICOSTRUZIONE DEI FATTI - Tutto era cominciato al Reef Cafè di Borgo Santa Caterina, dove quella sera veniva trasmessa Inter-Verona. De Simone, che non era un appartenente al tifo organizzato, aveva intonato un coro a sostegno dell’Inter. Nel locale, abitualmente frequentato da sostenitori atalantini, ne era nata una discussione che aveva coinvolto diversi ragazzi. La situazione era poi degenerata all'esterno del locale. Secondo la ricostruzione dell’accusa, Claris e altre persone avevano seguito De Simone e i suoi amici fino al condominio di via dei Ghirardelli, dove abitava il giovane. De Simone era riuscito a rientrare nell’appartamento insieme ad alcuni compagni. Poco dopo, però, era nuovamente uscito in strada, dopo aver preso un coltello da cucina. Sotto casa si era trovato di fronte il gruppo che lo aveva raggiunto dal bar.

LA COLTELLATA MORTALE - Nel corso del nuovo confronto De Simone aveva colpito Claris con un fendente. La lama aveva provocato ferite mortali, raggiungendo il polmone e l’aorta. Il 26enne era morto poco dopo, sotto gli occhi della fidanzata e degli amici. Uno dei punti centrali del processo è stato proprio quello relativo alla dinamica dello scontro e alla presenza o meno di una minaccia concreta nei confronti dell’imputato. De Simone ha sostenuto di essere stato aggredito e di aver reagito per difendersi, riferendo anche di essere stato colpito con una catena. L’accusa ha invece sostenuto che Claris fosse disarmato e che non vi fossero elementi tali da giustificare il ricorso al coltello. Per la Procura, infatti, De Simone aveva avuto la possibilità di rimanere nell’abitazione e chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. La sua scelta di tornare in strada armato avrebbe quindi creato una nuova situazione di pericolo, culminata nell’accoltellamento.

LE RICHIESTE DELLE PARTI - La pm Maria Esposito aveva chiesto una condanna a 24 anni di reclusione, sostenendo l'assenza dei presupposti per la legittima difesa e contestando l'aggravante dei futili motivi. Di segno opposto la posizione della difesa. L’avvocato Luca Bosisio aveva chiesto in primo luogo l’assoluzione per legittima difesa, proponendo in subordine il riconoscimento dell’eccesso colposo. La difesa aveva inoltre chiesto l’esclusione dell’aggravante dei futili motivi e il riconoscimento delle attenuanti, facendo leva tra l’altro sulla giovane età dell’imputato, sull’assenza di precedenti e sulla sua consegna ai carabinieri. "Sono contenta che abbiano riconosciuto l’omicidio volontario e l’aggravante dei futili motivi. Dimostra che in questa città è successa una cosa gravissima. Il diritto alla vita è il diritto alla vita: non si accoltellano le persone, qualunque cosa succeda", ha detto Alessandra Feroldi, madre di Riccardo, nelle parole riprese da Bergamonews.

Sezione: News / Data: Mar 08 settembre 2026 alle 17:08
Autore: Redazione
vedi letture