La nuova stagione del calcio italiano è iniziata da poco, ma la linea, in tema di tifosi, sembra essere la stessa di sempre. In tutte le categorie, dalla Serie A al calcio dilettantistico, si preferiscono sempre più spesso divieti e limitazioni a quella che dovrebbe essere la normale gestione dell'ordine pubblico. Un tema che, all'interno del mondo ultras, è particolarmente dibattuto, anche se con visioni differenti, e che ha portato, per esempio, a una raccolta firme che ha coinvolto migliaia di tifosi da tutta Italia (anche quelli atalantini) e che è arrivata fino in Senato

LA LINEA EUROPEA - A sorprendere, ma nemmeno così tanto, è ciò che è emerso a Madrid nei giorni scorsi. Uefa, European Football Clubs, Football Supporters Europe ed European Leagues si sono riuniti per parlare del contributo dei tifosi in trasferta al calcio europeo e delle sfide associate ai divieti collettivi. Il quadro generale e la linea che sono emersi dimostrano come il calcio europeo voglia andare in una direzione diametralmente opposta rispetto a quella italiana. Il motivo? La Uefa ha sottolineato in maniera chiara come sia necessario lavorare sulle responsabilità individuali ed evitare divieti collettivi.

L'IMPORTANZA DEI TIFOSI - "I tifosi, compresi quelli in trasferta, contribuiscono in modo fondamentale all'atmosfera, all'identità culturale, alla popolarità e all'integrità sportiva delle competizioni calcistiche a tutti i livelli - si legge nella nota diffusa dalla Uefa - I tifosi hanno il diritto di viaggiare e assistere alle partite e seguire la propria squadra sia in casa che in trasferta, nel rispetto delle leggi e dei regolamenti vigenti. Questo è un aspetto consolidato e apprezzato della cultura calcistica europea. In questo contesto, i divieti di trasferta collettivi possono avere conseguenze importanti per i tifosi e la loro cultura, creando anche difficoltà operative per gli organizzatori delle competizioni e per i club". 

CONTRO I DIVIETI - La Uefa ha poi voluto riportare l'attenzione sulla Convenzione di Saint-Denis, approvata la scorso anno, dentro la quale c'è un passaggio esplicativo di quella che è la visione per quanto riguarda le trasferte. "I divieti collettivi non devono diventare una risposta di routine ai problemi di sicurezza - si legge - Devono essere presi in considerazione solo in circostanze eccezionali, laddove prove documentate chiare, oggettive e aggiornate dimostrino che misure non meno restrittive sono in grado di affrontare i gravi rischi per la sicurezza o l'ordine pubblico. La loro applicazione deve sempre rispettare i principi di necessità e proporzionalità". Chissà che qualcuno ne prenda atto, nel Paese in cui vietare è ormai diventato la regola e non più l'eccezione.

Sezione: Primo piano / Data: Mar 08 settembre 2026 alle 11:23
Autore: Redazione
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