Alla vigilia del match contro l'Ajax, valido per la seconda giornata della League Phase di Conference, Maurizio Sarri è intervenuto in conferenza stampa - insieme a Raoul Bellanova - per presentare l'impegno europeo dell'Atalanta. Il tecnico della Dea ha analizzato le caratteristiche degli olandesi e le difficoltà incontrate dalla propria squadra nel trovare continuità, soffermandosi anche sulle condizioni di Charles De Ketelaere, sulle ambizioni nella competizione e sulle critiche ricevute in questo avvio di stagione.
LE CARATTERISTICHE DELL'AJAX - "L'Ajax è una squadra tecnica e quindi mi aspetto che possa venir fuori una partita di grande qualità tecnica. Poi è chiaro che ci sarà sicuramente anche un po' di tattica, però mi hanno sorpreso quando ho cominciato a studiarli. Mi aspettavo una squadra più normale, invece hanno grandi valori tecnici, un ottimo palleggio e una notevole abilità nelle combinazioni veloci a ridosso dell'area di rigore avversaria. Quindi ci aspetta una partita di livello, in un contesto bellissimo. È una gara bella da giocare, spero che i giocatori entrino in campo con questa sensazione e speriamo che la squadra più tecnica siamo noi".
IL MODULO E IL PROBLEMA DELLA CONTINUITÀ - "4-3-3 o 4-2-3-1? Non lo dirò neanche sotto tortura. Però ci sono un paio di cose che mi sembra che la squadra abbia cominciato a fare piuttosto bene. Il nostro problema in questo momento è la continuità, sia all'interno della stessa partita sia tra una gara e l'altra. In tutte le ultime partite che abbiamo disputato ci sono stati 30-40 minuti molto buoni. Questa potrebbe essere la base su cui costruire qualcosa di importante, ma in questo momento la stiamo vanificando, perché alterniamo momenti molto positivi ad altri in cui mostriamo grandi limiti. È questo il problema che dobbiamo risolvere".
UNA POSSIBILE FINALE ANTICIPATA - "Ajax-Atalanta finale anticipata? Non lo so. In questo momento, se parlassi alla mia squadra di questa eventualità, sarei poco credibile. La fase campionato è appena iniziata, ci sono sei partite da disputare, poi bisogna raggiungere gli ottavi, superarli, arrivare ai quarti e andare avanti. Mi sembra tutto troppo prematuro. È chiaro che l'Ajax è un nome importante, una società di grande blasone e con tanti successi alle spalle. Quindi speriamo, ma è qualcosa di troppo lontano. Noi dobbiamo pensare a questa partita e a uscire da questo ciclo di gare nella maniera giusta, possibilmente evitando i playoff per gli ottavi di finale. E per evitarli bisogna fare 13-14 punti in sei partite. Andiamoci piano, un passo alla volta. Sicuramente è un contesto bellissimo, che evoca altre competizioni, ma noi siamo in questa e vogliamo fare molto bene in questa".
LA GESTIONE DI DE KETELAERE - "De Ketelaere dalla panchina? Prima o poi andrà in panchina anche lui. Se si continua a giocare a questo ritmo, è chiaro che prima o poi tutti dovranno prendersi una partita di riposo. Poi può darsi che la domanda sia anche provocatoria e che si invochi la panchina di un giocatore molto forte perché in questo momento non è in grande spolvero. Ma se vogliamo che questo ragazzo faccia la differenza, dobbiamo supportarlo proprio adesso. Quando Charles tirerà fuori tutto il suo potenziale, saranno tutti lì ad abbracciarlo e a fargli i complimenti. Noi invece ce lo teniamo stretto in questo momento".
LE DIFFERENZE TRA SERIE A ED EUROPA - "Tutta questa differenza di cui si parla, sinceramente, non è che la veda. Il calcio è il calcio. Probabilmente in Italia siamo in un momento in cui ci manca una squadra guida, o due squadre guida, che possano fare benissimo anche in Champions League. Però, al di là di questo, abbiamo l'Inter che ha disputato due finali negli ultimi quattro anni, quindi non ci manca poi così tanto per arrivare a quei livelli. Questo per quanto riguarda l'élite dei vari campionati. Per quanto riguarda il livello medio, invece, sono convinto che siamo tra i migliori. Quindi non vedo tutta questa differenza tra giocare in Europa e giocare in Italia. Poi è chiaro che queste sono competizioni nelle quali ti giochi la qualificazione in cinque o sei partite, prima di passare all'eliminazione diretta. Si crea un po' quello che succede in Coppa Italia: le partite diventano quasi delle finali, i ritmi si alzano e le gare sono più intense e vigorose. Fa parte del tipo di competizione. Se anche quella europea fosse un campionato, probabilmente le partite sarebbero un po' più equilibrate nei ritmi, come accade in Italia".
IL CALCIO DI POSSESSO È ANCORA VINCENTE? - "Il mio calcio di posizione e di palleggio può ancora avere successo in un calcio che punta sempre di più sulla verticalità e sul gioco diretto? L'ultima squadra a vincere la Champions League è stata il Psg, che è più una squadra di possesso palla che di gioco diretto. È chiaro che ha tanti giocatori capaci di accelerare e che a volte cerca anche la verticalità, ma di base, considerando anche le caratteristiche dei suoi centrocampisti, poco fisici, è una squadra di grande palleggio. Quindi penso che nel calcio possa funzionare tutto, purché venga fatto bene. Se mi chiedi la mia preferenza personale, preferisco una squadra che punti sul possesso palla".
LE CRITICHE E IL GIUDIZIO SUL SUO LAVORO - "Troppe le critiche nei miei confronti? Io non leggo niente e non ascolto niente, quindi non so se ci siano critiche o altre storie e non mi interessa. Uno dei più grandi allenatori del mondo, Jurgen Klopp, disse che un allenatore al primo anno non si può giudicare. Lasciamo perdere, io devo pensare a lavorare senza preoccuparmi di queste cose. Poi c'è il direttore sportivo, bisogna domandare a lui".
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