L'arrivo di Maurizio Sarri sulla panchina dell'Atalanta rappresenta una vera e propria svolta tattica. Dopo nove stagioni caratterizzate da un calcio fondato sulla difesa a tre e sulle marcature a uomo, i nerazzurri sono infatti pronti ad adottare un sistema completamente diverso, basato sul 4-3-3 con una filosofia di gioco più attendista. Un cambiamento destinato a valorizzare alcuni elementi della rosa, ma inevitabilmente anche a mettere alla prova altri. Tra questi potrebbe esserci Charles De Ketelaere, uno dei protagonisti delle ultime stagioni atalantine, che ha saputo esaltarsi in un sistema che gli consentiva di muoversi liberamente sulla trequarti, ricevere tra le linee, partire da posizioni ibride, puntare l'uomo oppure arrivare sul fondo per crossare in mezzo.
GLI ESTERNI DI SARRI - Il piano tattico di Sarri, però, assegna alle ali compiti molto più specifici. Gli esterni offensivi, infatti, non devono limitarsi a puntare l'uomo o ad attaccare la porta, ma interpretano due ruoli differenti in fase di possesso. Uno dei due è chiamato ad abbassarsi per partecipare alla costruzione del gioco e, una volta ricevuto il pallone in ampiezza, a dialogare continuamente con il terzino e la mezz'ala, attirando la pressione avversaria per creare densità laterale. Nell'ultima stagione alla Lazio questo compito è stato svolto da Zaccagni, che agiva sulla sinistra insieme a Nuno Tavares e con Guendouzi (prima) e Taylor (poi). La superiorità numerica creata su un lato del campo permette poi di ribaltare rapidamente il gioco verso il lato debole, dove entra in scena l'altro esterno, incaricato di attaccare l'area sfruttando gli spazi aperti dai compagni. Alla Lazio questo ruolo è stato ricoperto prevalentemente da Cancellieri, mentre nel Napoli della stagione 2017-2018 era Callejon a finalizzare il lavoro sviluppato da Insigne e Hamsik. In sostanza, il tecnico toscano ricerca due esterni complementari: uno più coinvolto nel fraseggio e nella costruzione, l'altro maggiormente orientato agli inserimenti.
DOVE GIOCHERÀ DE KETELAERE? - Le caratteristiche di De Ketelaere, però, sembrano allontanarsi da quelle richieste agli esterni offensivi di Sarri, soprattutto a quello maggiormente coinvolto nella costruzione della manovra. L'heat map dell'ultima stagione (fonte: Sofascore) riflette naturalmente il ruolo ricoperto dal belga, evidenziando però come abbia gravitato soprattutto nella zona offensiva di centrodestra, con continui movimenti verso l'interno per ricevere tra le linee. Più che un'ala di fraseggio o di profondità, De Ketelaere è un giocatore che ama portare il pallone e creare superiorità attraverso la conduzione, per poi rientrare e calciare oppure arrivare sul fondo e crossare in area. In questo senso, i dati confermano la sua propensione offensiva: nell'ultima Serie A l'ex Milan e Bruges è stato secondo per grandi occasioni create e terzo per assist attesi (xA). Numeri che suggeriscono come il belga riesca a esprimersi al meglio quando agisce vicino alla porta, in una posizione che gli permetta di ricevere tra le linee, puntare l'uomo e rifinire o concludere l'azione.
L'esperienza al Milan, nella stagione 2022-23, ha sottolineato la difficoltà che ha quando deve giocare lontano dall'area avversaria: ricoprendo il ruolo di trequartista nel 4-2-3-1 di Pioli, era costretto a giocare più basso e ad essere servito in spazi stretti da cui doveva uscire usando solo pochi tocchi. In quell'annata, la sua produzione offensiva ne risentì sensibilmente: appena 0,33 tiri in porta a partita (contro gli 0,66 dell'ultima stagione) e 1,63 occasioni create ogni 90 minuti, a fronte delle 2,59 della stagione appena conclusa. Non a caso, l'ex mister nerazzurro Gian Piero Gasperini, in una vecchia intervista, osservò come più De Ketelaere si allontana dalla porta, più va in difficoltà. Bisogna però sottolineare che il compito richiesto da Sarri ai propri esterni è diverso da quello che gli era richiesto da Pioli al Milan: non si tratta tanto di ricevere palla fra le linee ma di costruire largo e dialogare con terzino e mezz'ala. Bisogna vedere se il belga sarà capace di seguire le indicazioni richieste dal nuovo allenatore ma senza perdere quella "libertà" nel giocare vicino alla porta che gli ha permesso di fare ottime stagioni con la maglia nerazzurra.
Detto questo, se da esterno offensivo il belga potrebbe incontrare qualche difficoltà, per caratteristiche sembra invece avvicinarsi maggiormente alla figura del falso nueve tipica del calcio del tecnico ex Lazio. Nel suo sistema il centravanti non agisce esclusivamente dentro l'area, ma è chiamato ad abbassarsi per ricevere palla, dialogare con mezz'ali ed esterni e creare spazi per gli inserimenti dei compagni. Una funzione che potrebbe valorizzare la tecnica e la visione di gioco dell'ex Milan, pur richiedendogli un importante lavoro di adattamento, soprattutto nella capacità di fare da sponda e smistare il pallone con pochi tocchi.
Un'altra possibile soluzione, ma con ogni probabilità la più difficile, potrebbe essere quella di impiegarlo da mezz'ala offensiva. La qualità nella conduzione e la capacità di trovare l'ultimo passaggio sembrano adattarsi bene a quel ruolo, anche se rimangono ovvi dubbi legati alla fase difensiva. Allo stesso tempo, si tratta di una posizione che, seppur con compiti completamente diversi, De Ketelaere ha già ricoperto ai tempi del Bruges, ottenendo anche buoni risultati. Sarri dovrà quindi essere bravo a conciliare la propria idea di calcio con le caratteristiche dei giocatori a disposizione. Sebbene De Ketelaere non rappresenti probabilmente il prototipo dell'esterno offensivo sarrista, possiede qualità tecniche difficili da trovare. La vera sfida sarà capire fino a che punto il neo-tecnico nerazzurro sarà disposto ad adattare alcuni principi del proprio sistema alle caratteristiche del belga o, al contrario, quanto De Ketelaere riuscirà a modellare il proprio gioco sulle richieste del nuovo allenatore.
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