Caro Mister, grazie. Una parola semplice, forse persino banale, ma probabilmente la più adatta per salutare un percorso che avrebbe meritato di proseguire.

Quando Lei è arrivato a Bergamo, l’Atalanta era 13ª e sembrava aver smarrito non soltanto i punti, ma anche fiducia e identità. La stagione stava lentamente scivolando nell’anonimato, lontano dagli standard ai quali il popolo nerazzurro si era ormai abituato. Il punto di partenza, forse il più importante, è stato questo: restituire una direzione a una squadra disorientata.

È vero, si sarebbe potuto fare di più. Ma prendere in corsa una squadra ferita e riportarla a competere non è semplice, anzi. La Dea ha risalito la classifica, ritrovato la consapevolezza, raggiunto gli ottavi di Champions e la semifinale di Coppa Italia, chiudendo con una qualificazione in Conference che non era così scontata. Non sarà l’Europa più prestigiosa, sì, ma tiene comunque la Dea sul palcoscenico continentale.

Naturalmente, poi, esistono dinamiche che dall’esterno non possono essere comprese fino in fondo. Le società decidono sulla base di valutazioni che spesso restano lontane dagli occhi del pubblico e probabilmente è in quelle dinamiche che va cercata la spiegazione di questa separazione. Viene inevitabilmente da chiedersi se le cose sarebbero andate allo stesso modo qualora quel rinnovo, a un certo punto dato quasi per scontato, fosse stato firmato. Forse no. Forse sì. Magari c’erano visioni differenti sul futuro o richieste che non hanno mai trovato un punto d’incontro.

Ciò che è apparso evidente, però, è il rapporto costruito con l’ambiente: una tifoseria che non Le ha mai fatto mancare sostegno e uno spogliatoio che, fino alla fine, è sempre sembrato dalla Sua parte.

Ormai le decisioni sono state prese e la società ha scelto di voltare pagina. Resta però la sensazione, come detto, che questa storia avrebbe meritato almeno un altro capitolo. Per quanto dimostrato, sarebbe stato interessante scoprire fin dove avrebbe potuto spingersi la Sua Dea con una stagione intera davanti e una squadra costruita ad hoc.

E per questo, comunque la si pensi, resta soltanto una parola: grazie.

In bocca al lupo per tutto,
Nicholas Reitano e Gianluca Pirovano. 

Sezione: Editoriale / Data: Mar 09 giugno 2026 alle 23:48
Autore: Redazione
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