È il 18 agosto 2024. Per la prima volta a Zingonia fa il suo ingresso Lazar Vujadin Samardzic, centrocampista acquistato dall’Udinese in prestito con diritto di riscatto e obbligo al verificarsi di determinate condizioni, poi maturate nel giugno successivo. Tradotto: circa 25 milioni di euro spesi dall’Atalanta per assicurarsi uno dei talenti tecnici più interessanti della Serie A.

Una spesa che, a quasi due anni di distanza, ha finito per trasformarsi in uno dei più grandi misteri della storia recente della Dea. Sì, perché in maglia nerazzurra Samardzic ha totalizzato solamente 2.972 minuti in tutte le competizioni, equivalenti a 33 partite intere da 90 minuti. In pratica, è come se in quasi due stagioni avesse giocato poco più di mezza annata da titolare. Eppure, quando è stato chiamato in causa, ha spesso risposto presente: 17 partecipazioni dirette ai gol, con 11 reti e 6 assist. Tradotto ancora: un gol o un assist ogni due partite. Numeri tutt’altro che banali.

Ma il dato più curioso è che tutto questo non gli ha mai garantito una vera centralità tecnica. Prima con Gian Piero Gasperini, poi con Ivan Juric e oggi con Raffaele Palladino. Allenatori diversi, stessa sensazione. Quella di un talento sempre apprezzato a parole (soprattutto per la sua dedizione in allenamento), ma mai considerato fino in fondo funzionale nella realtà. Il classe 2002, però, oggettivamente, resta un giocatore quasi unico nel suo genere: dribbling, tiro, visione di gioco, tempi d’inserimento e qualità e freddezza sui calci piazzati (basta pensare al rigore infilato sotto la traversa al 97’ contro il Dortmund, che ha regalato la qualificazione agli ottavi di Champions).

È, sostanzialmente, il classico numero 10 che nel calcio moderno fatica a trovare una collocazione, soprattutto in Italia, dove spesso si guarda prima alla struttura fisica che alla qualità tecnica. Detto questo, e tornando ai dati, nelle ultime cinque partite il serbo ha giocato soltanto una manciata di minuti in una sola occasione, prima di restare in panchina per quattro gare consecutive. Compresa quella contro la Lazio, dove Palladino gli ha preferito Ahanor e non lo ha così nemmeno mandato dal dischetto in una serata decisa ai rigori. Un dettaglio che lascia più di qualche interrogativo.

A questo punto è inevitabile pensare che, se dovessero arrivare altre esclusioni da qui a fine stagione, il finale della sua esperienza in nerazzurro sarebbe già scritto. Difficile infatti immaginare una permanenza a queste condizioni. Ed è forse questo il vero rimpianto: con maggiore continuità, considerando (ribadiamo) il talento tecnico che possiede, Samardzic sarebbe potuto essere molto più di un’alternativa.

Sezione: Primo piano / Data: Dom 26 aprile 2026 alle 21:28
Autore: Nicholas Reitano / Twitter: @NicoReitano
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