Davide Zappacosta è intervenuto al Festival dello Sport di Trento nel corso del panel “Una nuova Dea”. Il terzino dell'Atalanta ha partecipato all'incontro al Palazzo della Provincia insieme al direttore sportivo Cristiano Giuntoli, soffermandosi sul nuovo corso nerazzurro. Dal lavoro con Maurizio Sarri e il cambio di principi tattici alla crescita di Jonathan Rowe, passando per Zingonia, la spinta della New Balance Arena, la Conference League e il ricordo della vittoria di Dublino. Ecco le sue dichiarazioni.

SU SARRI E IL NUOVO PERCORSO - “All'inizio abbiamo parlato una mezz'oretta, c'è stima e rispetto reciproco. Con lui abbiamo vinto l'Europa League con il Chelsea, uno dei miei primi trofei. L'ho trovato pressoché uguale, se non un po' più elastico su alcune cose. Lui è molto scrupoloso e cerca la perfezione e questo può aiutarti a crescere. Stiamo lavorando molto di più perché all'Atalanta in questi anni abbiamo lavorato più sul seguire l'uomo, ora ci sono concetti completamente diversi che vanno assimilati. È un grandissimo lavoratore e siamo tutti molto positivi. Siamo solo all'inizio di un percorso molto lungo, come in tutti i percorsi all'inizio ci sono ostacoli da superare”.

SUL PARAGONE TRA ROWE E IL PRIMO LOOKMAN - “Sono d'accordo. Ricordo Ademola quando è arrivato: all'inizio era simile, cercava di saltare due-tre uomini ogni volta che riceveva la palla. Con il passare del tempo ha imparato a giocare con la squadra, a essere decisivo anche con gli assist”.

SU COME HA RITROVATO ZINGONIA - “La vera forza dell'Atalanta penso sia che non è cambiata pur essendo cresciuta. Sono stati bravi a mantenere la stessa mentalità, la stessa umiltà. Questa sensazione di arrivare e sentirsi a casa a Zingonia è rimasta la stessa. La grandezza principale è quella di rimanere con i piedi per terra”.

SULLA SPINTA DI BERGAMO - “Lo stadio nuovo è veramente bello, hai la sensazione di avere i tifosi in campo e questo è un valore aggiunto. Quando entri in campo ora la spinta si sente tutta. Sentire la voce di qualcuno che sta a quattro-cinque metri da te e ti dà la spinta sembra poco, ma fa la differenza”.

SU QUANTO PUÒ AIUTARE LA SOSTA - “Ormai queste soste fanno parte del calcio, ci si deve abituare. Quando si perde si vuole giocare subito per cambiare l'inerzia e far vedere che ci sei. Ma stiamo sfruttando la sosta per lavorare, conoscerci meglio: c'è bisogno di tanta positività e di riscattarsi”.

SULLA CONFERENCE LEAGUE - “Secondo me sarà un aiuto. Io mi sono sempre sentito meglio quando si giocava ogni tre giorni. Quando si giocava solo la domenica era più lunga, magari si arrivava più scarichi. Ogni tre giorni invece mantieni alta l'adrenalina”.

SULL'OBIETTIVO IN CONFERENCE - “L'importante è essere ambiziosi e puntare al massimo. Se non sei competitivo in questo lavoro non vai lontano, il nostro gruppo è molto competitivo. L'obiettivo è arrivare più lontano possibile e giocarcela con tutti quanti”.

SULL'IMPORTANZA DI AVER VINTO L'EUROPA LEAGUE - “Dublino ci ha dato una forza e una consapevolezza assurde, tanto è vero che per diversi mesi l'anno successivo siamo stati vicini alle prime del campionato. Una vittoria così ti dà la consapevolezza davvero di potertela giocare con tutti”.

Sezione: Primo piano / Data: Sab 03 ottobre 2026 alle 10:12
Autore: Redazione
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