Cristiano Giuntoli è stato tra i protagonisti del Festival dello Sport di Trento. Il direttore sportivo dell'Atalanta è intervenuto al Palazzo della Provincia nel corso del panel “Una nuova Dea”, affrontando numerosi temi legati al presente e al futuro del club nerazzurro. Dal mercato estivo al lavoro di Maurizio Sarri, passando per i singoli acquisti, le condizioni degli infortunati, il settore giovanile e il modello della famiglia Percassi. Ecco le sue dichiarazioni.

SULL'ACQUISTO DI GAETANO - “Lo conosco da tanti anni, è uno che ha fatto il trequartista e poi il centrocampista. Nell'ultimo anno ha giocato da centrocampista e, per come lo conosco, quando sono andato alla ricerca di un regista pensavo potesse avere le caratteristiche adatte per il gioco di Sarri. Poi è italiano, è serio, un grande lavoratore: non abbiamo esitato a puntare su di lui e per me può essere utile anche alla Nazionale”.

SU COSA PENSA SARRI DI GAETANO - “Lui parla in generale, non dei singoli acquisti. Sarri ama i giocatori quando li ha, li difende sempre, anche nelle camere segrete. Ha sempre una grande preoccupazione di difenderli e si prende molte responsabilità. Non se le prende sul mercato: ti dice la sua, poi era sicuramente contento di averlo”.

SULL'ARRIVO DI ELMAS SENZA INDISCREZIONI - “Non dipende da noi. Sono stati bravi il ragazzo, il suo entourage e il club di appartenenza, che hanno mantenuto serietà. Non accade più nel calcio di oggi, è durata quattro-cinque giorni. Paura? Non paura, ma di solito esce sempre il nome, quindi... Alla fine ho avuto paura, ma ho pensato: forse stavolta ce la facciamo”.

SU KRISTENSEN E IL PASSAGGIO ALLA DIFESA A QUATTRO - “Ha una grande fisicità, è molto veloce nonostante la mole, ha buona tecnica e personalità nel giocare la palla. Noi vogliamo giocare a quattro e, volendo partire da dietro, è vero che non abbiamo fatto grandi risultati, ma siamo fra le prime quattro per l'uscita da dietro e stiamo migliorando rispetto al passato anche grazie a lui. È stata un'operazione costosa, ringrazio la società che ce l'ha fatta fare, ma con un salario gestibile”.

SU KRISTENSEN E SCALVINI CON LA PALLA TRA I PIEDI - “Si stanno adattando bene a giocare a quattro, si stanno aiutando. Poi si può sempre fare meglio e migliorare. Abbiamo avuto l'infortunio di Hien, che dovrebbe rientrare dopo la seconda sosta. Poi aspettiamo Kossounou. Ci sono anche giovani dell'Under 23 che valutiamo e vedremo come reagiranno quando saranno chiamati in causa”.

SU COME È STATO CONVINTO KESSIE - “Facendo il surfista durante il mercato avevo capito che ci potesse essere qualche problemino di tempo con la Juventus. Lui aveva dato subito apertura. Lui e Luca Percassi hanno un rapporto di fiducia e stima pazzesca. Si è aperta in poco tempo e siamo stati bravi e fortunati a chiudere velocemente”.

SU ROWE E LA CORSA CONTRO IL TEMPO - “C'è sempre un po' di tensione. Quando fai il 4-3-3 lui poteva rappresentare il profilo perfetto e ci siamo riversati su di lui già un po' prima. Il Bologna ha fatto un po' di resistenza, lui ha avuto una grande volontà di venire”.

SULLA POSSIBILITÀ CABAL - “Un calciatore interessante, come altri che abbiamo trattato, ma sappiamo cosa fare e quanto puntare o meno su un calciatore in base alla situazione. Se viene a certe condizioni ci possiamo pensare, altrimenti no. Siamo stati molto fermi sull'andare avanti su uno e fermarci sull'altro, non siamo stati in balia di altri”.

SULL'ATALANTA TROVATA AL SUO ARRIVO - “L'Atalanta è fatta di grandi lavoratori e di persone dal grandissimo spessore umano, ma soprattutto con grandi capacità. Per questo ci si sente come in famiglia. La famiglia Percassi sta continuando anche sul progetto legato ai giovani”.

SUL SETTORE GIOVANILE - “È una vera miniera. La proprietà investe molto tempo e denaro, con una cura maniacale di ogni singola squadra, che viene seguita davvero con grande attenzione. C'è anche una grande passione nel creare piccoli campioni. Abbiamo tanti ragazzi che possono far parlare di sé in futuro e vogliamo continuare su questa strada”.

SUL MODELLO DEI PERCASSI - “Che modello è? È quello del lavoro. Fin dalla mattina si lavora a testa bassa, si sta insieme, ci si confronta con un dialogo continuo. C'è profonda conoscenza, Luca è diventato uno dei manager più bravi in Italia”.

SU COM'ERA AFFRONTARE L'ATALANTA DA AVVERSARIO - “Era come andare dal dentista. Uso le parole di un grande allenatore (Guardiola, ndr), ma sono vere”.

SULLA CONFERENCE: AIUTO O DIFFICOLTÀ? - “Abbiamo fatto una rosa di livello e con le tre gare ci sarà il coinvolgimento vero di tutti”.

SULLE CONDIZIONI DI SULEMANA E DEGLI ALTRI INFORTUNATI - “Sulemana è quasi al rientro, manca una settimana. Per Hien bisogna aspettare la prossima sosta, Kossounou uguale. Raspadori ha poca roba, una cosa leggera: penso salterà una partita al massimo”.

SU OBRIC E SE È GIÀ PRONTO - “Siamo curiosi, ma ha giocato poco. Noi siamo convinti che possa avere qualità, vediamo come reagirà quando sarà chiamato in causa”.

SUI MIGLIORAMENTI VISTI DA SARRI NONOSTANTE I KO - “La squadra è stata più corta, ha alzato il baricentro. Nelle prime gare siamo stati più bassi, dal Cagliari ci siamo alzati tantissimo e abbiamo aumentato i tiri in porta. Con la Roma non siamo stati brillanti, ma tosti sì. L'abbiamo persa, ma la potevamo anche vincere. Con la Juve siamo stati ordinati, ma scolastici. Conoscendo Spalletti, lui vuole mantenere la palla. Ci manca qualcosa negli ultimi trenta metri, ma siamo convinti di fare bene. Il mister fa tanta didattica e c'è la volontà di capire l'essenza del suo gioco, quindi magari a volte pensano troppo a questo e devono sentirsi più liberi”.

Sezione: Primo piano / Data: Ven 02 ottobre 2026 alle 21:35
Autore: Redazione
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