La carriera da giocatore di Paolo Montero, oggi allenatore dell'Al-Ittifaq negli Emirati Arabi, è legata soprattutto alla Juventus. Il difensore uruguaiano, però, prima di arrivare a Torino ha indossato per più di cento volte la maglia dell'Atalanta, club nel quale arrivò molto giovane. Proprio di quegli anni ha parlato in un'intervista a diretta.it. 

LE PAROLE DI MONTERO - "Il mio trasferimento avvenne dopo un problema al Penarol, che mi aveva estromesso dalla rosa. César Luis Menotti, che all'epoca allenava in Uruguay, mi contattò e mi chiamò a Buenos Aires - ha raccontato - L'Atalanta decise di acquistarmi senza avermi mai visto giocare dal vivo, valutandomi esclusivamente attraverso cinque o sei relazioni degli osservatori durante la nostra tournée in Sudamerica e in Spagna. Arrivai a Bergamo ad aprile, ma per i primi sei mesi non potei giocare: l'obiettivo era farmi imparare la lingua e aiutarmi ad adattarmi alla città e alla squadra. Mi trovai subito benissimo: Montevideo è una città piccola e ha ritmi molto simili a quelli di Torino o Bergamo. Per questo fu più facile ambientarmi lì che in grandi metropoli come Roma o Milano". 

LA SERIE A DEI CAMPIONI - Era una Serie A di altissimo livello e l'ambientamento non fu facile. "All'inizio, arrivando a diciannove anni, faticai. A quei tempi il calcio italiano vantava i migliori giocatori del mondo. Ricordo bene la mia seconda partita, giocata a San Siro contro il Milan - ha proseguito - Sacchi aveva appena lasciato la panchina e Capello era arrivato; in campo c'erano campioni come Maldini, Baresi, Ancelotti, Evani, Donadoni, Van Basten, Gullit e Rijkaard. Perdemmo 2-0 e praticamente non riuscimmo a superare la nostra metà campo. In quell'occasione mio padre mi fece capire che dovevo cambiare immediatamente mentalità: dovevo abbandonare l'approccio giovanile sudamericano per diventare un difensore molto più pratico e adattarmi al calcio europeo". 

Sezione: News / Data: Mar 29 settembre 2026 alle 17:37
Autore: Redazione
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