Si dice spesso che una tifoseria si forgi e mostri veramente ciò che è soprattutto nelle difficoltà della sua squadra. Ed è vero, senza dubbio alcuno. Ma c'è un luogo specifico dove una tifoseria cresce, si compatta, diventa una cosa sola. E non è lo stadio di casa, ma il settore ospiti della città dove la propria squadra gioca. È lontano dalle mura amiche che si esprime, in maniera massima, l'amore per i propri colori. I chilometri percorsi, i soldi spesi, le ore di sonno a cui si rinuncia. Se chiudete gli occhi e avete avuto la fortuna di esserci, non vi torna in mente Dortmund? Non pensate a Liverpool? O magari a Catanzaro, nel giorno del ritorno in Serie A. Ognuno ha le proprie e se le tiene strette. Ricordi unici e indelebili. 

Da qualche tempo, però, vivere queste emozioni e costruire questi ricordi è diventata un'eccezione, almeno per la tifoseria atalantina (ma non che in altri lidi si stia meglio, sia chiaro). Una concessione che viene data una tantum, in base alla luna e alla volontà di Osservatorio e Questure di turno. Divieti e limitazioni sono diventati la normalità. Settori ospiti con obbligo di Dea Card se non addirittura chiusi. Lo ha fatto notare la Curva Nord domenica contro il Parma, con uno striscione eloquente: "30 trasferte bloccate in tre stagioni tra divieti e restrizioni… La pazienza è finita, ci siamo rotti i c******i". Lo confermano i numeri, che sono impietosi. 

Fermandosi soltanto al 2025 e aggiungendo le prime tre trasferte del 2026 si parla di diciannove gare giocate dell'Atalanta lontano da Bergamo in Serie A. Solo in sei casi la tifoseria nerazzurra ha potuto seguire la squadra senza limitazioni. Di contro, otto volte è stato imposto l'obbligo di Dea Card e in ben cinque casi il settore ospiti è rimasto completamente chiuso per i bergamaschi. Ultimo caso, in ordine di tempo, il divieto totale per la trasferta di Como

Non è più possibile far finta di niente. E, in tutta onestà, arrivati a questo punto anche la società dovrebbe alzare la voce. Non nella, quasi certamente vana, speranza che qualcosa possa cambiare, ma per dimostrare vicinanza e sostegno a chi c'è sempre stato, indipendentemente da risultati e distanze, e ora non può esserci, non per scelta sua. E perché, a furia di divieti e limitazioni, qualcuno potrebbe decidere di stare, questa volta per scelta sua, a casa e non tornare più. E, in fondo, è l'ultima cosa che una società dovrebbe volere.

Sezione: Primo piano / Data: Lun 26 gennaio 2026 alle 22:20
Autore: Gianluca Pirovano
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