Alessandro Ruggeri, figlio di Ivan, ex presidente dell'Atalanta e oggi intermediario di mercato, ha rilasciato una lunga intervista esclusiva a Tuttomercatoweb, nella quale ha ripercorso anche gli anni alla guida della Dea, dalla scelta di Antonio Conte al "mistero" di Costinha. Vediamo insieme i passaggi più interessanti.
SU COSTINHA - "Aveva firmato un contratto triennale, purtroppo ha giocato una sola partita contro il Parma. Era il calciatore che guadagnava di più. Boicottato? Non credo proprio, perché se uno guadagna così tanto e e non gioca c'è un motivo, probabilmente era arrivato alla fine di un ciclo. Abbiamo tentato anche di risolvere anticipatamente, lui ha sempre rifiutato e ha fatto due anni e mezzo su un lettino di fisioterapia. Prendeva uno stipendio tutti i mesi, molto alto. Se avesse giocato avrebbe fatto un favore a tutti, ma se non veniva preso in considerazione evidentemente gli allenatori non lo hanno ritenuto in grado. Non credo fosse stato boicottato da parte di nessuno. La verità? È stato un acquisto sbagliato”.
SU CONTE ALL'ATALANTA - "Credo che a livello di risultati, sul campo, Antonio e il suo staff avessero comunque fatto discretamente. Non eravamo in una parabola discendente. Poi sono successe determinate cose, in particolare con i tifosi, e siamo stati obbligati a cambiare. Però il ciclo di Antonio non è stato terribile, tutti dicono che è stato mandato via in quell'anno ma la verità è che Conte è stato un signore. Sapeva che avrei dovuto licenziarlo e ha preferito dimettersi. Ha rinunciato a tutti i soldi del contratto ed è una cosa che ricordo con affetto e grande piacere. Si è dimostrato, una volta di più, un uomo vero. Non è da tutti".
SULLA CESSIONE AI PERCASSI - "Penso che ogni cosa ha il suo momento, le sue dinamiche. Il nostro tempo è durato per più di quindici anni, è stato un bel ciclo, siamo super soddisfatti di quanto abbiamo fatto. Sono altrettanto felice che le cose vadano in un determinato modo, perché vuol dire che abbiamo ceduto a una proprietà sana, solida e che sa fare calcio”.
SU GASPERINI - "Gasperini ha voluto, dopo tanti anni, misurarsi in una dinamica differente. Avrebbe potuto farlo anche prima, ma a Bergamo giustamente stava bene, togliersi le etichette non è mai semplice. Solo misurandosi in altre dinamiche uno può togliersele. Uno può fare benissimo per 20 anni e rimanere negli annali del calcio, come è stato Mino Favini all’Atalanta. È rimasto per tutta la vita lì e tutti quando ne parlano raccontano della storia del calcio giovanile in Italia”.
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