È difficile, quando si nomina Josip Ilicic, che a un tifoso dell'Atalanta non si illuminino gli occhi. Uno dei mancini calciatori più forti mai visti a Bergamo e uno dei simboli dell'epoca d'oro nerazzurra. Lo sloveno ha rilasciato una lunga intervista a Prime Video, nella quale ha toccato molti argomenti, dall'importanza di Gasperini alla malattia, dalla sua Dea al futuro.

SUL SUO LEGAME CON L'ATALANTA - "L'Atalanta è qualcosa che mi è rimasto dentro perché quello che abbiamo fatto noi è stato l'inizio di quello che stanno facendo dopo di noi, davanti potevamo giocare a occhi chiusi, avevamo davvero tanta qualità. Mi sono divertito a tutti gli allenamenti, a tutte le partite. Ti veniva tutto facile, non avevi paura di nessuno, sapevi che avevi giocatori di qualità, ma anche a livello di carattere. in quelle partite devi avere soprattutto carattere, non devi nasconderti". 

SUL FUTURO - "Sono un po' più vecchio, ma mi diverto ancora. Giocherò fino a quando reggerò il passo coi giovani".

SU GASPERINI - "È quello che mi ha fatto conoscere un calcio diverso, già dieci anni fa faceva cose che sono arrivate dopo. Mi ha fatto alzare il livello perché ha ftto allenare così tanto un giocatore a cui piace la palla". 

L'ANEDDOTO DI PARATICI - "Sono andato a vedere Kulusevski e Romero al Tottenham quando c'era ancora Paratici che mi ha detto che avevamo una squadra più forte della Juventus, che quell'anno ha vinto lo scudetto. Per capire quanto eravamo bravi Si parla di giocatori come Ronaldo, Dybala, Higuain...".

LE LACRIME DI PERCASSI - "Ho visto anche tante volte piangere il presidente, che prima era un tifoso. A Dortmund quando ho fatto gol è stato emozionante anche per lui. Una società che due anni prima se la giocava per salvarsi, si è trovata a giocare in stadi importanti. Non solo a giocare, ma a far vedere di essere più brava di loro. Per un presidente vale molto". 

SULLA MALATTIA - "L'Atalanta mi ha fatto crescere, è stata con me anche nei momenti difficili. Quando le cose vanno bene è facile, ma quando è dura è sempre stata con me. Con loro ho vissuto il primo periodo del Coronavirus, non è stato facile, lontano dalla famiglia, chiusi al centro sportivo. Si può superare tutto, perché alla fine non c'è solo calcio nella vita. Non soffri tu da solo. Da solo fai fatica. Sai tu quello che senti, ma la forza che senti intorno, dalle persone, ti rende le cose più facili".

IL RAMMARICO CHAMPIONS - "Ho il rammarico di non aver potuto giocare contro il Psg, in quel periodo eravamo una squadra che avrebbe potuto alzare la coppa. Potevamo vincere la Champions? Secondo me sì".

Sezione: Primo piano / Data: Gio 19 marzo 2026 alle 07:59
Autore: Redazione
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