Come cambiano in fretta le cose. Ma questo, d'altronde, è il mondo del pallone. Il giorno prima c'è il sole, quello dopo non sembra ci sia alternativa alla pioggia. E sopra Zingonia, nell'ultimo periodo, si sono addensate nubi nere, per certi versi inattese. Gli ultimi due mesi, d'altronde, sono stati tutt'altro che positivi. Lo dicono i numeri, che parlano di due vittorie in dodici partite e, soprattutto, dell'addio alla Coppa Italia e alle ambizioni europee, appese ormai soltanto alla sconfitta della Lazio.
E così, in mezzo alla tempesta, ci è finito anche mister Raffaele Palladino. Prima volto della rinascita nerazzurra, capace di riportare serenità e voglia nella squadra e di scuotere un ambiente depresso dall'addio di Gasperini e dall'infausta parentesi Juric. Poi, d'improvviso, al centro di dubbi e riflessioni, con un futuro tutto da scrivere e voci che si moltiplicano in maniera inattesa e incontrollata.
Sui giudizi nei confronti del mister di Mugnano ci vuole, però, maggiore equilibrio. Perché il rischio è che di fronte a un cielo scuro ci si dimentichi di dettagli non indifferenti. Di un allenatore arrivato in corsa, in un contesto difficile, e i cui numeri sono ancora positivi, nonostante tutto. In trentacinque partite sulla panchina della Dea ha raccolto diciassette vittorie, sei pareggi e dodici sconfitte.
Ha preso la Dea tredicesima, l'ha portata al settimo posto e per rendimento, dal suo arrivo, sarebbe sesto in classifica. Ma, soprattutto, ha fatto vivere notti indimenticabili, dalla vittoria col Chelsea all'impresa col Borussia Dortmund. E si è trovato a gestire una squadra non sua, non costruita sulle sue esigenze. Per questo ci vuole pazienza.
Confermarlo, lasciarlo lavorare, dargli un gruppo cucito intorno alla sua idea di calcio. Che non vuol dire non poterlo criticare, ma farlo consapevoli di tutte le difficoltà di una stagione deludente. E che le responsabilità, ma questo lo abbiamo già detto, sono da cercare per il momento altrove. Le caratteristiche, d'altronde, sono quelle giuste. Giovane, ambizioso, propositivo. Un mix perfetto per Bergamo e per un'Atalanta che deve lasciarsi definitivamente alle spalle il passato e convincersi di poter essere ancora grande.
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