Il tecnico dell'Atalanta, Maurizio Sarri, ha parlato in conferenza stampa al termine della vittoria per 1-0 contro l'Athletic Bilbao nel Trofeo Achille e Cesare Bortolotti. L'allenatore nerazzurro ha fatto il punto sul percorso della squadra, spiegando che la transizione sarà ancora lunga e difficile e che serviranno ulteriori progressi sul piano del gioco. Spazio anche al mercato, sul quale Sarri si è espresso in maniera particolarmente netta, ai possibili recuperi di Ahanor e De Ketelaere per la Conference League e all'inserimento del nuovo arrivato Kristensen.

Sulla partita e sul percorso dell'Atalanta: “Abbiamo fatto una partita su discreti livelli, ordinata. E questo è già tanto, visto il momento della stagione in cui siamo. Sono contento, ma c'è ancora parecchio da progredire. Abbiamo sei giorni per cercare di fare un ulteriore passo avanti in vista di una partita per noi importante e cercheremo di lavorare al meglio durante questa settimana. Sono soddisfatto di come vedo gli allenamenti e di questo gruppo, che ha una grande predisposizione al lavoro e una grande professionalità. Anzi, forse professionalità non è nemmeno la parola giusta: c'è qualcosa in più. Penso che sia qualcosa che viene da lontano e che sia anche frutto del lavoro della società. Siamo tutti consapevoli che la transizione sarà lunga e difficile. Ci saranno momenti in cui avremo grandi difficoltà e, in quei momenti, dovremo continuare ad abbassare la testa e lavorare. Non vedo altra strada”.

Sulla prestazione e sul gioco: “L'Athletic, in tutte le amichevoli che ha disputato, ha avuto una media di possesso palla tra il 65 e il 70%. Stasera non è riuscito a farlo. Dobbiamo velocizzare molto le uscite, questo è abbastanza evidente. Possiamo essere molto più fluidi in tutto quello che facciamo. Se dovessi indicare un momento della partita in cui ho visto ciò che voglio vedere, direi i primi minuti del secondo tempo. Però è un aspetto su cui stiamo lavorando”.

Sugli obiettivi: “Bisogna vederli nel lungo periodo. Nel breve abbiamo solamente un obiettivo: costruire la squadra nella maniera più importante e più solida possibile. Poi, se avrà bisogno di un percorso di sei mesi o di due anni per diventare una squadra che può ambire a traguardi molto più importanti di quelli a cui possiamo puntare in questo momento, ce lo diranno il tempo e il lavoro”.

Sui possibili recuperi di Ahanor e De Ketelaere per la Conference League: “I due infortuni non sembrano di grave entità, quindi un tentativo di recupero lo faremo sicuramente. Poi, se riuscirà o meno, in questo momento non te lo so assolutamente dire”.

Sulla tifoseria dell'Atalanta: “Al di là del fatto che mi sembra una tifoseria bella tosta e calda, quello che si nota principalmente è il grande attaccamento che c'è tra la città, la tifoseria, la società e i ragazzi che giocano in questa squadra. È qualcosa di bello e solido, un'unione che mi dà una grande sensazione di appartenenza. Questo mi fa enormemente piacere”.

Sul punto raggiunto dalla squadra: “Non siamo ancora ai livelli a cui aspiriamo ad arrivare, ma non siamo neanche nella situazione difficile in cui si poteva pensare di entrare dopo tre o quattro mesi. Direi che quella è stata la sfida principale e l'applicazione dei ragazzi ci sta dando una grossa mano”.

Sul mercato: “A me il mercato non interessa: è una delle cose più noiose, per non dire pallose. Purtroppo, avete abituato (i giornalisti, ndr) una generazione a parlare solo di mercato, perché è da 30 anni che parlate solo di mercato. Come dico sempre io, se si parlasse per 30 anni di azionariato, nei bar si parlerebbe di azionariato (ride, ndr). Per noi è un insulto essere in ritiro, avere 25 giocatori e poi magari, dopo tre settimane, non averne più sette o averne sette nuovi. Fino a pochi anni fa questa cosa la dicevo solo io. Oggi sto notando che viene detta da tanti allenatori. Quindi spero che le date del mercato cambino. Tanto non cambierà assolutamente nulla”.

Su Kristensen: “Da quello che mi viene detto, è un buon giocatore. Chiaramente, essendo uno che da una vita gioca a quattro, pongo molta più attenzione ai giocatori che vedo giocare in una difesa a quattro. Quindi lui lo conoscevo un po' meno. Poi me lo sono fatto rivedere e ha le basi per diventare un giocatore forte anche in una linea a quattro. Vediamo. Chiaramente sarei stato più contento se fosse arrivato il 9 luglio, però bisogna capire quanto tempo ci vorrà per inserirlo nelle nostre dinamiche, che ancora non sono completamente definite”.

Sezione: Primo piano / Data: Sab 15 agosto 2026 alle 00:12
Autore: Redazione
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