Un fallimento totale. Senza attenuanti e senza appigli. L’Italia resta fuori dal Mondiale per la terza volta consecutiva, eliminata dalla Bosnia dell’atalantino Sead Kolasinac ai calci di rigore al termine di una partita che racconta perfettamente lo stato attuale del nostro calcio: fragile, intermittente, incapace di reggere la pressione. Dopo Svezia e Macedonia del Nord, un altro avversario inferiore sulla carta ci sbatte fuori. Ora forse se ne riparlerà nel 2030, a 16 anni dall’ultima presenza, Brasile 2014.
La verità è che l’Italia di Gattuso sbaglia partita fin dall’inizio. Approccio molle, ritmo basso, difficoltà evidente nel costruire gioco e nel contenere una Bosnia più aggressiva e organizzata. Il vantaggio di Moise Kean non nasce da una manovra pulita ma da un episodio, da un errore avversario, che maschera per qualche minuto i problemi. È un’illusione. Perché la squadra continua a soffrire sulle fasce, lascia campo e iniziativa agli uomini di Barbarez e non dà mai la sensazione di poter controllare davvero la gara.
L’episodio che indirizza definitivamente la partita arriva a fine primo tempo: Bastoni entra in ritardo su Memic lanciato solo a rete, cartellino rosso e Italia in dieci. Ma anche qui, sarebbe troppo semplice fermarsi al cartellino. Perché l’Italia era già in difficoltà, già in balia di una Bosnia più dentro la partita. Con l’uomo in meno diventa un assedio. La Bosnia alza il ritmo, occupa stabilmente la metà campo azzurra e costringe l’Italia a difendersi bassa, senza più uscire.
Il pareggio arriva al 79’: Tabakovic trova il gol che è la conseguenza logica di una pressione costante, premiando una Bosnia che aveva già dato segnali chiari. Da lì in avanti cambia inevitabile anche l’inerzia emotiva della partita. Nei supplementari è ancora monologo bosniaco, con Donnarumma costretto agli straordinari per evitare il tracollo. L’Italia non reagisce, non costruisce, arriva ai rigori svuotata. Dal dischetto la Bosnia è più fredda, più lucida, più pronta. E passa con merito.
Detto questo (purtroppo), l’unica notizia che vale la pena salvare arriva da casa Atalanta e riguarda Marco Palestra, classe 2005, in prestito al Cagliari, che è stato uno dei pochissimi a regalare una prestazione sufficiente in una notte da incubo, di fallimento totale. Al secondo gettone in azzurro ha infatti giocato con personalità, senza paura, e ha retto l’urto anche nel momento più pesante della gara.
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