Nel giorno dell’antivigilia della sfida contro l’Atalanta, valida per la 35ª giornata di campionato, il tecnico del Genoa, Daniele De Rossi, ha parlato in conferenza stampa, tornando anche sul match d’andata deciso al 94’ da Hien dopo l’espulsione di Leali nei primi minuti. Ecco, di seguito, le sue parole.
Quanto è importante fare un punto per salvarsi aritmeticamente?
"Dobbiamo fare i punti. Non tanto per la matematica, anche se resta fondamentale. La salvezza l’abbiamo già raggiunta un paio di settimane fa. Abbiamo visto i dati nostri e loro, che ci dicono che abbiamo giocato alla pari. Dobbiamo fare lo stesso anche con l’Atalanta, che abbiamo affrontato due volte perdendo sempre, giocando forse 20 minuti in parità numerica su 180. Dobbiamo capire il perché: vuol dire che loro attaccano bene lo spazio e si inseriscono bene. Se manteniamo questa aggressività rischiamo di scoprirci, quindi cerchiamo di giocare undici contro undici".
Il Genoa non vince da 10 anni contro l’Atalanta...
"Hanno fatto nove anni di continuità con lo stesso allenatore, che è molto forte. La società ha prodotto tanti giocatori dal settore giovanile, che sono risorse per la prima squadra e plusvalenze. Lo ha fatto costruendo uno stadio importante: è un percorso lungo e lineare che solo le grandi società riescono a fare. Ovviamente il tutto è accompagnato da una progettazione duratura che ti permette di sistemare gli errori fatti l’anno prima. Io sono cresciuto vedendo l’Atalanta come una squadra che faceva l’ascensore tra A e B, oggi invece è una squadra europea".
Rode ancora il ko dell’andata?
"Lì per lì ti brucia e ti fa male. Anche un punto in quella situazione avrebbe potuto fare la differenza, per fortuna poi non è stato così. Quel giorno ero entrato negli spogliatoi e avevo detto che, se fossimo stati questi, ci saremmo salvati. Poi lo abbiamo dimostrato e ci siamo salvati".
Come stanno gli infortunati?
"Ekuban rientra, si allena con noi da un paio di giorni. Anche Norton-Cuffy è rientrato, ma nessuno dei due partirà dall’inizio. Hanno un’autonomia ben precisa, però ho voglia di farli giocare. Baldanzi è fuori, non mi sembra ci siano altri infortunati. Bijlow fin da subito ha fatto capire che non era un problema di grande entità".
La Dea è un esempio da seguire?
"Sono quelli gli esempi, come il Bologna. Ci sono sempre state queste realtà. Anche il Palermo, negli anni in cui giocavo io, era un big, così come il Chievo con la sua struttura. La differenza è che Atalanta e Bologna stanno dando continuità a quel percorso. Quello è l’obiettivo. L’Atalanta lo ha fatto nel tempo, sapendo dare continuità sia ai risultati sia agli investimenti. Si è trasformata da squadra che lanciava giocatori a una che oggi è arrivata a comprarli per 40 o 50 milioni. Ma lo ha fatto gradualmente. In questo momento è un obiettivo, ma resta ancora molto lontano".
Cosa vorrebbe rivedere di quel Genoa ammirato contro l’Atalanta all’andata?
"Abbiamo parlato della qualità del coraggio. In 10 contro 11, contro una squadra difficile da battere anche in parità numerica, abbiamo pressato e siamo andati ad aggredire. Il tutto senza paura e senza fare troppi calcoli. Non ci siamo spaventati. Abbiamo creato anche due o tre occasioni clamorose: è tutto frutto del coraggio. Non significa essere sprovveduti, ma avere sempre voglia di andare a fare gol. Ci siamo anche messi spesso in blocco basso, senza scoprirci, e in quel blocco siamo riusciti a concedere pochissimo".
Colombo può partire titolare?
"Non so se sia una partita da Colombo. Dobbiamo fare una gara che vada a giocare sulle loro caratteristiche, che non sono lontane dalle nostre, anche se loro lo fanno da dieci anni. Noi ci lavoriamo da qualche mese e credo lo stiamo facendo bene. In partite come queste serviranno qualità fisiche importanti. Colombo può essere un’arma, ma ogni partita è una partita da Colombo. Ha sempre risposto alla grande".
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