C’è chi batte i piedi, forza la mano e trasforma una trattativa di mercato in un braccio di ferro con la società. E poi c’è chi, anche quando un trasferimento sfuma sul più bello, sceglie di comportarsi da professionista. Ed Ederson, senza dubbio, appartiene a quest’ultima categoria.

NESSUN BRACCIO DI FERRO, ANZI... - Sì, perché il centrocampista brasiliano, ricordiamo, era ormai a un passo dal Manchester United, prima che il club inglese decidesse di tirarsi indietro e mandare a monte un’operazione che sembrava definita. Ederson, però, non ha fatto rumore: nessuna presa di posizione pubblica, ma soprattutto nessun tentativo di mettere l’Atalanta con le spalle al muro. Al contrario, ha deciso di accettare il rinnovo fino al 2031 e ha chiesto di tornare a lavorare a Zingonia con cinque giorni d’anticipo rispetto alla fine delle ferie.

Un gesto tutt’altro che ordinario. Anche nelle mansioni più comuni è infatti raro, rarissimo, vedere un dipendente rinunciare spontaneamente a una parte delle proprie vacanze, persino quando può contare su uno stipendio particolarmente cospicuo. Nel calcio, un ambiente nel quale compensi, interessi e ambizioni assumono proporzioni fuori scala, una scelta del genere acquista un valore ancora maggiore.

IL CONFRONTO CON IL PASSATO - E da questo (bel) caso nasce inevitabilmente il confronto con il recente passato, con le vicende che hanno coinvolto Teun Koopmeiners e Ademola Lookman. Due giocatori il cui contributo alla crescita dell’Atalanta resta indiscutibile - soprattutto quello di Mola, per ovvi motivi - ma che, nel tentativo di forzare la propria partenza, hanno scelto modalità che hanno inevitabilmente lasciato strascichi: il famoso certificato medico “per stress” nel caso dell’olandese, la richiesta pubblica di cessione e l’allontanamento dalla squadra senza autorizzazione in quello del nigeriano.

UN ESEMPIO DA SEGUIRE - Insomma, Ederson ha scelto di rispondere con i fatti. Ha mostrato rispetto per una società che lo ha valorizzato, ne ha accompagnato la crescita e gli ha riconosciuto un ruolo centrale anche attraverso il nuovo contratto. Un atteggiamento distante da quello tenuto, nelle rispettive vicende, da Koopmeiners e Lookman, che nel tentativo di ottenere la cessione hanno finito per incrinare il rapporto con tutta la piazza atalantina.

Il brasiliano, invece, ha continuato a comportarsi da professionista anche dopo il naufragio di una trattativa importante. Nessuno strappo, nessuna forzatura, nessun gesto utile soltanto ad alimentare tensioni. Solo la disponibilità a rimettersi al lavoro prima del previsto. Un esempio di professionalità, certo, ma anche il modo più corretto per ricambiare la fiducia del club che ha saputo puntare su di lui e portarlo ai livelli più alti.

Sezione: Editoriale / Data: Sab 25 luglio 2026 alle 19:59
Autore: Redazione
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