Intervistato dal Corriere della Sera in occasione dei suoi 60 anni, compiuti domenica 29 marzo, Roberto Samaden ha ripercorso le tappe principali della sua carriera e il presente alla guida del settore giovanile dell’Atalanta. Arrivato nel 2023 come responsabile del vivaio nerazzurro dopo nove anni all’Inter, dove ha contribuito a costruire uno dei settori giovanili più strutturati d’Italia, Samaden porta con sé anche un lungo percorso nella formazione dei giovani, iniziato con una significativa esperienza da allenatore nelle categorie giovanili. Ecco, di seguito, alcuni estratti.
Vista la sua storia, fatta di incontri e relazioni, quanto hanno inciso i rapporti umani nel suo percorso?
“Sono partito dalla catena di montaggio e se ho fatto qualcosa è grazie alle persone che hanno creduto in me. Dopo la famiglia Moratti, è stato facile scegliere quella Percassi e l’Atalanta. Il miglior settore giovanile italiano, con una proprietà che ha una grandissima attenzione proprio ai rapporti”.
Nel 2023 Luca Percassi la presentò come il miglior acquisto estivo dell’Atalanta: ha sentito il peso di questa responsabilità?
“Avrei potuto andare a fare il direttore generale in B, ma quando si materializzò l’Atalanta non ebbi dubbi. L’impatto è stato estremamente positivo, ma sorprendente in modo relativo. Sapevo infatti che qui si faceva un gran lavoro e sono stato chiamato per modificare profondamente la ricerca dei talenti, dando una forte connotazione italiana, visto che sull’estero si era già molto forti. Ciò che mi ha colpito è stata la grande attenzione della famiglia Percassi: non devi entrare in campo per vedere la differenza, basta varcare i cancelli di Zingonia”.
In cosa si traduce concretamente questa “differenza” che ha percepito all’interno del club?
“Per i Percassi il valore principale è il comportamento, l’Atalanta deve essere una scuola di vita. Atteggiamenti, rispetto: negli incontri con i ragazzi, il presidente raccomanda sempre una cosa: “Fate i bravi”. Se qualche dipendente o giocatore ha bisogno, la società c’è. Questo significa voler bene a chi lavora e aiutarlo tangibilmente. Anche perché chi gestisce una società sua ha possibilità di intervento”.
Dal punto di vista sportivo, che bilancio traccia del lavoro svolto finora nel vivaio?
“Siamo molto soddisfatti. Tutte le squadre sono ben posizionate, anche se nessuna primeggia. Se un giovane è pronto, da noi viene promosso alla categoria superiore perché cresca ancora di più. Così facendo, in termini di risultati qualcosa lo lasci. Ma ci sono giovani di prospettiva che seguiranno i percorsi di Palestra, Bernasconi e Carnesecchi”.
C’è un regalo che si farebbe o che si augura di ricevere?
“Dal punto di vista lavorativo, il più bel regalo l’ho ricevuto con tre anni di anticipo: arrivare all’Atalanta. Dovessi sceglierne un altro, mi piacerebbe che in Italia si facesse veramente qualcosa per il calcio giovanile, investendo risorse e coinvolgendo competenze. Smettendo di parlare e facendo i fatti”.
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