Il mondo del tifo organizzato italiano sta vivendo mesi di grande fermento. Prezzi dei biglietti alle stelle e continui divieti di trasferta sembrano aver compattato le diverse realtà italiane, che in molti casi hanno deciso di non limitarsi alle proteste, ma di mettere in campo azioni concrete. Basti pensare all'iniziativa "Per un calcio giusto e popolare", la raccolta firme promossa da gruppi ultras di tutta Italia, tra cui quelli dell'Atalanta, che ha superato le 150mila adesioni e raccolto il sostegno di oltre 120 tifoserie, arrivando fino al Senato. Ora anche la tifoseria genoana ha aggiunto un ulteriore tassello, che va nella direzione di curve più sicure e di prezzi più popolari.

La proposta riguarda l'introduzione delle standing areas, settori degli stadi appositamente attrezzati per consentire ai tifosi di seguire le partite in piedi in condizioni di sicurezza. L'iniziativa, promossa dall'Associazione Club Genoani (Acg) con il patrocinio di Federtifosi e Fissc (Federazione italiana sostenitori squadre calcio), è stata presentata il 21 ottobre alla Camera dei Deputati, durante una conferenza stampa alla quale hanno partecipato rappresentanti del Genoa e parlamentari di diversi schieramenti politici. Gli occhi sono puntanti, chiaramente, sullo stadio Ferraris di Genova, ma la proposta ha valenza nazionale.

COME FUNZIONANO LE STANDING AREAS - L'idea nasce da una situazione comune in molti stadi italiani: nei settori popolari i tifosi seguono già le partite in piedi, spesso sopra seggiolini tradizionali poco adatti alle necessità delle curve. La proposta punta a superare questa contraddizione attraverso spazi progettati appositamente, con barriere di protezione e sistemi che consentano di gestire gli spettatori in sicurezza.

Il riferimento è soprattutto al modello tedesco, dove sono diffusi i rail seat: seggiolini dotati di protezioni che possono essere bloccati in posizione verticale per permettere di assistere alle partite in piedi. Un esempio che i tifosi della Dea hanno visto in prima persona è il Borussia Dortmund, con la sua celebre Südtribüne. Per introdurre questo sistema in Italia, tuttavia, sarebbe necessario modificare il quadro normativo attuale, risalente al 1996, che vieta la presenza di posti in piedi negli stadi.

PIÙ POSTI E PREZZI ACCESSIBILI - La proposta non riguarda soltanto la sicurezza, ma anche la sostenibilità economica del tifo. L'aumento del costo di biglietti e abbonamenti rischia di allontanare dagli stadi famiglie e giovani. Le standing areas potrebbero contribuire a contrastare questa tendenza aumentando la capienza dei settori popolari e favorendo una maggiore disponibilità di posti. Il riferimento è ancora una volta la Germania, dove grandi curve e prezzi accessibili convivono in diversi impianti. Certo, non basterebbe l'introduzione delle standing areas per ridurre i prezzi, ma l'iniziativa dovrebbe essere affiancata da opportune politiche delle società.

L'ITER PARLAMENTARE - Sul piano istituzionale, un primo passo è arrivato con l'interrogazione presentata dal deputato Luca Pastorino al ministro per lo Sport Andrea Abodi. La risposta del ministro ha aperto alla possibilità di avviare un confronto per modificare le norme e valutare l'introduzione delle aree in piedi negli impianti italiani. Il confronto proseguirà il 24 ottobre a Genova, con un convegno organizzato dall'Acg e la partecipazione di tifoserie italiane ed esperti stranieri. L'obiettivo è trasformare la proposta in un percorso concreto, coniugando sicurezza, capienza degli impianti e accessibilità economica.

Dopo la mobilitazione di "Per un calcio giusto e popolare", che mette al centro i diritti dei sostenitori, l'iniziativa genoana prova dunque a individuare una soluzione anche sul piano strutturale. La sfida sarà fare in modo che curve più sicure possano essere anche curve accessibili, preservando il ruolo dello stadio come luogo di aggregazione accessibile a tutti e non privilegio per pochi.

Sezione: News / Data: Ven 23 ottobre 2026 alle 12:00
Autore: Redazione
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