Matteo Pessina non ha dubbi: il giocatore che più lo ha impressionato durante la sua esperienza all'Atalanta è stato Josip Ilicic. Ospite del podcast Jeantoneria, condotto da Antonio Giorgino, l'attuale capitano del Monza ha ricordato con grande ammirazione il talento dello sloveno (oggi in forza al Koper), protagonista di alcune delle pagine più belle della storia recente nerazzurra: “Ilicic è quello che più mi ha impressionato a Bergamo. Era un sogno vederlo giocare, anche in allenamento. È sempre stato un faro. Bellissimo. Quando ero in panchina e giocava lui mi divertivo. Era inimitabile, perché non è che lo guardavi e dicevi: provo a farlo anch’io. No, c’erano cose che riuscivano soltanto a lui. Quelle qualità, messe a disposizione di un allenatore come Gasp, poi lo hanno fatto esplodere. Era troppo forte”.

IL PERIODO DIFFICILE DI JOSIP - Pessina è tornato anche sul periodo difficile attraversato da Josip nel 2020, precisando però di non aver vissuto da vicino quei mesi. In quella stagione, infatti, il centrocampista era in prestito al Verona e ritrovò lo sloveno soltanto al suo rientro a Bergamo, qualche mese più tardi. “Quando Josip è stato male io ero a Verona. Sono tornato all’Atalanta in estate e lui era già rientrato. Ho vissuto quindi soltanto il suo ritorno, perché quando ero andato via l’avevo lasciato pieno di gioia. Lui è un ragazzo bravissimo, scherza sempre, è molto ironico. Il suo riavvicinamento al gruppo l’abbiamo vissuto in modo positivo: poterlo riabbracciare, tornare a parlare con lui e condividere di nuovo certe cose è stato molto bello per tutti noi. E penso che abbia fatto bene anche a lui, perché forse era proprio questo che gli era mancato. Lo sento ancora oggi”.

UNA SITUAZIONE RARA NEL MONDO DEL CALCIO - Pessina ha infine ricordato come, in quei momenti, la priorità fosse semplicemente stare vicino al compagno senza cercare spiegazioni o interpretazioni. Una situazione rara nel mondo del calcio e, proprio per questo, per certi versi difficile da comprendere e gestire anche per chi gli stava accanto ogni giorno: “Era una situazione che si vede raramente nel calcio. Non si capiva bene cosa avesse influito, cosa no, o cosa fosse realmente successo. Sinceramente non mi è mai sembrato giusto entrare in aspetti più privati. Noi cercavamo soltanto di fare la nostra parte e di dargli serenità. Almeno, io pensavo che la cosa più giusta da fare fosse quella”. Insomma, parole che confermano ancora una volta il legame rimasto intatto tra Ilicic e molti dei suoi ex compagni della Dea. Un affetto che va oltre il campo e che continua ancora oggi, a distanza di anni da quel periodo tanto difficile quanto delicato della vita dello sloveno.

Sezione: Primo piano / Data: Sab 20 giugno 2026 alle 12:39
Autore: Redazione
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