Marten De Roon si è preso un altro pezzo di storia atalantina. Con la presenza collezionata nel successo per 1-0 contro il Verona, il centrocampista olandese è infatti diventato il giocatore con più presenze in assoluto nella storia dell’Atalanta. Un traguardo che a fine partita è stato celebrato dalla società e da tutto la New Balance Arena, in un clima carico di affetto e riconoscenza. Poi, in conferenza stampa, il capitano nerazzurro ha raccontato le emozioni della serata, ripercorrendo anche alcuni passaggi significativi del suo cammino in maglia atalantina.

Che emozioni hai provato in questa giornata così speciale?

"È stato molto emozionante. L’ingresso in campo con la coreografia della Curva Sud mi ha emozionato tantissimo. È un traguardo molto bello e molto importante, ma la cosa che contava di più era vincere. Ogni giorno, da quella lettera scritta dopo Atalanta-Cittadella, mi sono sentito sempre più a casa. Ringrazio tutti".

Dove vuoi arrivare in questo percorso con l’Atalanta?

"Nella lettera ho scritto che non è la fine, perché così resta sospesa. Mi sento ancora bene, nonostante l’età, e voglio continuare finché riuscirò a essere protagonista in questa squadra. Ieri mi sono sentito con Bellini, che per me è stato il mio capitano. Da lui ho imparato a essere umile e ad aiutare i ragazzi più giovani".

Cosa pensi di lasciare ai più giovani e alla gente di Bergamo?

"Se riesci a lasciare qualcosa ai ragazzini o alla gente, è una cosa che ti rende orgoglioso. Le persone vengono da me e mi dicono che sono un esempio, oppure che il loro figlio vorrebbe diventare come me. Sono orgoglioso di aver mostrato chi sono come persona e come carattere. Mi fa molto piacere che la gente di Bergamo abbia apprezzato tutto questo".

Qual è stata la partita che ti ha emozionato di più, escludendo Dublino?

"È difficile sceglierne una. Sicuramente la partita della prima qualificazione in Champions League, ma anche quella con lo Shakhtar in trasferta, quando siamo riusciti a qualificarci. Però quella più significativa è stata Liverpool in trasferta: alla fine della partita ci siamo guardati e ci siamo detti ‘ma cosa abbiamo fatto?’. Mi emoziona ancora parlarne".

Quanto ha contato per te l’ambiente Atalanta nel tuo percorso di crescita?

"Siamo ancora una squadra piccola, nel senso buono, perché vediamo il presidente tutti i giorni. I ragazzi giovani, quando arrivano, si sentono accolti. Mi ricordo bene che quando sono arrivato c’erano Migliaccio, Bellini e Raimondi, che mi hanno fatto sentire subito più tranquillo. Cigarini mi ha insegnato a restare calmo in campo. Lo spogliatoio è la cosa più importante per i giovani, come Ahanor, Bernasconi e lo stesso Scalvini".

Sezione: Primo piano / Data: Dom 22 marzo 2026 alle 20:23
Autore: Marco Novali / Twitter: @novali_marco
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