"Claudio libero, Claudio libero, Claudio libero". Al cielo si alza un coro particolarmente noto dalle parti di Bergamo, ma in campo non c'è l'Atalanta. Anzi, Bergamo è lontana centinaia di chilometri e non ci si trova in uno stadio, ma in strada, nelle Marche. Lì vive, ormai da tempo, Claudio "Bocia" Galimberti, storico leader del tifo organizzato atalantino. E lì lo sono andati a trovare gli ultras dell'Avellino

UN GESTO DI VICINANZA - L'episodio risale a sabato, quando gli irpini erano di scena ad Ascoli, per il campionato di Serie B. Gli ultras campani hanno deciso, per l'occasione, di effettuare una deviazione, allungando la loro trasferta, per mostrare vicinanza al Bocia. Un gesto spontaneo, rivolto a quello che per gli ultras di tutta Italia è diventato un simbolo a livello nazionale della repressione ai danni del tifo organizzato. Galimberti, infatti, da più di quindici anni non può recarsi allo stadio, oltre ad essere stato oggetto nel tempo di diverse misure di limitazione delle libertà personali. 

Gli avellinesi, in corteo, hanno raggiunto Claudio, intonando cori per lui e contro la repressione. Ad aprire il corte uno striscione: "In un mondo da falsi miti e finti eroi, onoriamo chi ha pagato per tutti noi"

Sezione: News / Data: Mar 22 settembre 2026 alle 18:04
Autore: Redazione
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