Stagione nuova, vecchi problemi, che emergono anche dove meno te lo aspetti. Per i tifosi dell'Atalanta la nuova annata calcistica si è aperta subito con due divieti: i supporter nerazzurri non potranno seguire la squadra nelle trasferte per le amichevoli di Rotterdam contro il Feyenoord (in programma il 2 agosto) e di Gelsenkirchen contro lo Schalke 04 (l'8 agosto).

BEFFA E MONITO - "Tale indicazione esula dalla volontà delle società coinvolte, che si attengono alle disposizioni ricevute", ha spiegato l'Atalanta, scusandosi per i disagi e ringraziando i tifosi per il loro costante sostegno. Impossibile, però, non sentire un retrogusto che sa di beffa. In primis perché in molti si erano già organizzati per seguire la squadra, come già era accaduto gli anni scorsi in occasioni delle amichevoli estive in giro per l'Europa. Soldi che nessuno potrà restituire. In secondo battuta perché, purtroppo, i due divieti agostani sembrano un monito per quello che verrà. I primi due bocconi amari di un'altra stagione di settori ospiti vuoti o quasi.

DIVIETI E LIMITAZIONI - I tifosi atalantini, d'altronde, ci hanno ormai fatto il callo. I numeri, che spesso vi abbiamo raccontato, sono emblematici. Delle diciannove trasferte dello scorso campionato, solo quattro non hanno previsto limitazioni: Parma, Udine, Reggio Emilia col Sassuolo e Cagliari. Per il resto, è stato un vero e proprio percorso ad ostacoli. Quattro divieti assoluti, un divieto quasi totale (a Napoli, dove l'acquisto dei tagliandi era vietato ai lombardi e ai tedeschi) e ben dieci trasferte con obbligo di Dea Card, che diventano undici se si aggiunge anche quella con la Lazio per la semifinale di Coppa Italia. 

I TIFOSI NON BASTANO - Uno spartito che deve per forza di cose cambiare. Non si può fingere che sia normale e nemmeno ignorare che una situazione del genere possa incidere in negativo sulla squadra e anche (e soprattutto) sugli atalantini stessi. Perché è in trasferta che una tifoseria si cementa, cresce e si rafforza. E per i tifosi nerazzurri viaggiare è ormai diventato un lusso, un'eccezione. Il tifo organizzato ha fatto ciò che poteva, con striscioni, comunicati e persino una raccolta firme.

SERVE IL SUPPORTO DELLA SOCIETÀ - Ma è una battaglia impari, in cui chi decide appare sordo e distante. Per questo serve il supporto di tutti, in primis della società che, sia chiaro, non ha responsabilità e, di fatto, nemmeno il potere diretto di cambiare le cose. Può, però, schierarsi accanto ai suoi tifosi, dar voce alle loro proteste, portarle sui tavoli istituzionali. Lo ha fatto in passato, dovrebbe farlo di fronte ad ogni divieto che, purtroppo e in maniera inevitabile, colpirà i tifosi dell'Atalanta.

Sezione: Primo piano / Data: Sab 11 luglio 2026 alle 11:30
Autore: Gianluca Pirovano
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