Una fetta importante della carriera di Robin Gosens è legata all'Atalanta. A Bergamo l'esterno tedesco è arrivato nel 2017 ed è rimasto fino al gennaio 2022, raccogliendo 157 presenze e segnando 29 gol. Anni importanti, tanto per la Dea quanto per lui, che ha ripercorso in un'intervista a Bergamonews alla vigilia del match tra i nerazzurri e lo Schalke 04, sua attuale squadra. Gosens, però, non ci sarà, costretto ai box per infortunio.

SU BERGAMO - "È casa. È il posto in cui sono nati i miei due figli. Faccio fatica a pensare ad una sola cosa in particolare, a livello personale, perché ho provato troppe emozioni. Ho ancora tanti amici che sento ogni giorno: De Roon, Djimsiti… Per me sono diventati come fratelli. C’è un legame fortissimo che resterà per sempre. Sportivamente sono stati anni importantissimi per la mia crescita, ma anche a livello di squadra".

SU GASPERINI - "Ricordo bene il primo giorno in ritiro a Clusone. Ero distrutto! Una roba che ho mai sentito nelle gambe. Non vedevo l’ora che finisse la cena, poi alle 20.45 ero a pezzi, già a letto a dormire. Dicevo sempre a mia moglie di chiamarmi prima della cena, così avevo ancora la forza di fare una chiacchierata… Il mister mi ha fatto crescere enormemente, lo ringrazierò per sempre. Certo, non è sempre stato facile". 

SUL PERIODO DEL COVID - "Mi ha segnato particolarmente anche il periodo del Covid, me lo porterò dentro per sempre, perché secondo me ci ha fatto crescere come popolo. Un popolo di cui io mi sento parte".

SULLA SUA ATALANTA - "La forza di quella squadra? Lo spogliatoio. C’erano caratteri diversi, anche particolari, ma avevamo un equilibrio pazzesco. Dopo gli allenamenti stavamo due o tre ore a chiacchierare, per il gusto di stare insieme. Non c’era mai fretta di andare a casa, spesso andavamo a cena insieme. C’era un rapporto che andava oltre il calcio. E credo che da fuori si sia riconosciuta l’unione del gruppo, l’identificazione con la squadra, con la città, con i tifosi". 

SULLA NUOVA ATALANTA - "Sono davvero molto curioso. Mister Sarri è un grandissimo allenatore, che ha un’identità chiara e sa esattamente cosa vuole. Si vedono già i principi che sta applicando: da avversario ricordo come fosse molto difficile affrontare il suo possesso palla, leggendo i collegamenti tra le tre linee, ma anche le catene laterali, movimenti fatti alla perfezione".

Qui l'intervista completa.

Sezione: Primo piano / Data: Ven 07 agosto 2026 alle 09:03
Autore: Redazione
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