Marco Palestra è stato uno dei grandi protagonisti della stagione del Cagliari. Il laterale classe 2005, in prestito dall’Atalanta, ha stupito tutti in Sardegna, e non solo, ritagliandosi un ruolo praticamente primario nel percorso salvezza dei rossoblù e confermando qualità, personalità e margini di crescita enormi. A giugno, ricordiamo, tornerà a Bergamo, dove si capirà quale sarà il suo futuro. La Dea vuole tenerlo e goderselo almeno per un’altra stagione, ma le squadre pronte a muoversi non mancano: su Palestra ci sono infatti tantissimi club, soprattutto all’estero, pronti a valutare un’offerta. Intanto l’esterno nerazzurro è stato protagonista della puntata di MySkills, programma realizzato da Dazn, dove ha rilasciato una lunga intervista.
Ti senti più a tuo agio sulla fascia destra o su quella sinistra?
“Se posso scegliere ti dico a destra, ma anche quando ho giocato a sinistra mi sono sentito a mio agio. Non ho nessun problema a giocare anche lì”.
Da piccolo, però, giocavi a centrocampo.
“Giocavo centrocampista fino all’U16, mi sembra. All’U17 poi erano finiti i terzini sinistri: uno si era infortunato e anche l’altro. Quindi il mister mi mise a sinistra e la prima volta che giocai terzino in allenamento ero arrabbiato. Poi ho giocato il sabato o la domenica e ho fatto una bella partita. Ho fatto 2-3 partite a sinistra e poi sono stato spostato a destra. Prima di allora non avevo mai giocato terzino. Avevo sempre fatto la mezz’ala, a 11 anni il mediano”.
Oggi si dice spesso che ai bambini non vada assegnato subito un ruolo preciso.
“Sono totalmente d’accordo, soprattutto i piccoli devono provare un po’ di tutto. L’importante non è la posizione”.
Pensi che saresti arrivato a questi livelli anche da centrocampista?
“Secondo me no, poi magari invece sì. Mi ricordo che quando giocavo da mezz’ala non ero uno che rubava l’occhio”.
Che stagione è stata per te?
“È stato un anno bellissimo, che mi ha cambiato la vita. Sono contentissimo. Mi fa un effetto bello. Non ci avrei mai pensato a inizio anno”.
Ti senti pronto per il salto definitivo?
“Mi piacerebbe succedesse ogni anno, vediamo però se ci sarò ancora. Mi sento pronto per il salto? Sì, è stato un anno in cui ogni partita mi ha dato fiducia. Mi devo sentire pronto: ogni persona che gioca a calcio deve avere ambizioni che ti portano a diventare un top”.
Qual è la qualità che ti distingue maggiormente?
“Non mi sento speciale, onestamente”.
Una delle tue caratteristiche è la capacità di usare bene entrambi i piedi: come hai migliorato il sinistro?
“Più usavo il mancino e più sentivo che miglioravo. Poi alcune cose preferisco farle con il sinistro, se punto l’uomo ad esempio. Se calcio, invece, lo faccio con il destro. È una cosa naturale. Se gioco a sinistra è l’opposto: uso il destro per puntare”.
Hai ancora margini di miglioramento nel tiro e nei cross?
“Per il cross è sempre un po’ meglio il destro, ma anche con il sinistro ce la faccio. Calciare sì, non calcio male con il sinistro, ma il tiro secondo me è una cosa che posso migliorare tanto”.
Cosa ti porterai dentro dell’esperienza a Cagliari?
“Cagliari sarà una delle pagine più belle della mia vita, te lo dico già ora. Mi sono sentito amato dai tifosi, supportato tantissimo e ho creato amicizie nello spogliatoio. La città è bellissima e si sta bene. È stata proprio la scelta giusta. Appena vieni qua ti senti accolto, non solo da tutta Cagliari, ma da tutta la Sardegna. Ho fatto la scelta giusta”.
Qualcuno dell’Atalanta ti aveva consigliato questa scelta?
“I miei ex compagni dell’Atalanta mi hanno detto di andare, che non me ne sarei pentito. E possiamo dire che ho fatto bene”.
Cosa rappresenta per te l’Atalanta?
“Ho fatto lì da quando sono piccolissimo fino all’anno scorso. Ho avuto esperienze bellissime, emozioni uniche. Anni bellissimi, sono stato benissimo. Ho solo belle parole per l’Atalanta”.
Che rapporto hai con la vittoria dell’Europa League?
“La medaglia non ce l’ho, ma non me la sento mia. Ho fatto forse neanche 10 minuti. Però è un altro traguardo bellissimo che hanno fatto loro. Ho fatto le trasferte e sono stati momenti unici. Ho l’Europa League, ma non me la sento mia. Non ho la medaglia forse perché in finale non sono stato convocato”.
Quanto conta per te il dribbling nell’uno contro uno?
“Mi piace giocare la partita con il duello, contro il terzino o l’esterno. Mi piace avere un confronto con lui. Quando ho la possibilità, mi piace affrontarlo nell’uno contro uno. Appena posso lo faccio. Il mio dribbling preferito? Mi piace il tunnel. Me ne è uscito qualcuno, ma non è facile. Altrimenti una cosa che faccio tanto sono le sterzate classiche. Ma quello bello da vedere è il tunnel”.
La velocità oggi è una delle tue armi, ma non è sempre stato così.
“È la verità che ero lento. A 15 anni ero considerato il più lento della squadra. Una volta abbiamo fatto un gioco con la squadra e aveva iniziato il nostro portiere. Lui parte, scatta e vedo che punta me. Poi finisce il gioco e chiedo al portiere perché avesse scelto proprio me. Lui ha risposto che era perché ero il più lento della squadra. Quando ho iniziato a fare il terzino, ho visto che partendo da dietro aprivo di più la gamba. Da lì c’è stata sempre più consapevolezza”.
Che esperienza è stata la Nazionale?
“Nonostante il risultato, mi ha lasciato tanta forza dentro di me e dentro tutti per ripartire più forti. In futuro faremo ancora meglio, perché da queste sconfitte si impara tanto. Spero di continuare per anni e anni in Nazionale, ma quello passa da ciò che faccio con il Cagliari e in futuro da dove sarò. Quando ho visto la convocazione mi sono emozionato tanto. Lì ho pensato a tutti i sacrifici che ho fatto. Mi hanno fatto sentire proprio bene, mi hanno detto di fare quello che sapevo fare. Mi sono sentito come se fossi già da un anno in quel gruppo. Ho conosciuto persone bravissime, poi lì il livello è altissimo. Il più forte di tutti secondo me è Donnarumma. Abbiamo fatto una partitella 5 contro 5 e per fortuna era nella mia squadra. Mi veniva da sorridere perché era troppo forte”.
In Italia si parla spesso di poco spazio ai giovani.
“Io penso che i giovani ci siano. Magari in Italia giocano leggermente meno, ma non è facile perché davanti c’è anche gente forte. Però sono sicuro che ci sono. Più si andrà avanti e più ce ne saranno. Ricordo che nella mia prima partita tra i professionisti sono stato espulso. Per fortuna mister Modesto mi ha dato sempre fiducia e una bella spinta. Fare 40 partite in Serie C dopo la Primavera mi ha fatto capire come funzionasse il calcio dei grandi. È normale che un giovane possa sbagliare più di uno che ha esperienza, ma tutti vedono se un giovane può fare strada. Per giocare in Serie A bisogna avere personalità e mantenere calma e concentrazione in tutte le situazioni”.
Se ci fosse un rigore decisivo come nel 2006, ti presenteresti dal dischetto?
“Oddio, in questo momento non lo so. Non ci penso neanche. Ma lì sei pieno di adrenalina e concentrazione e, se sono l’uomo giusto, non mi tiro indietro e lo faccio. In questo momento sono qui seduto, quindi... Destro o sinistro? Tirerei con il destro”.
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