Marten De Roon, capitano dell'Atalanta fresco di convocazione ai Mondiali con la nazionale olandese, è stato protagonista dell'ultima puntata di Supernova, il podcast di Alessandro Cattelan. Una lunga intervista nella quale il centrocampista nerazzurro si è raccontato e ha toccato numerosi temi che riguardano la Dea, ma non solo. Vediamo alcuni dei passaggi più interessanti. 

SULL'ADDIO DI LOOKMAN - "Lui ha voluto allenarsi da solo in quell'estate particolare e noi gli abbiamo anche parlato vista la situazione. Io credo che sia un dovere comportarsi bene sia con la società che con la squadra indipendentemente da tutto. Alla fine non è andato via ed è rientrato in gruppo: ad alcuni non è andata giù e certe situazioni bisogna gestirle". 

SULLA NOTTE DI DUBLINO - "Su Dublino penso con il senno di poi che la finale di Coppa Italia ci abbia dato una carica per riscattarci e vincere contro il Leverkusen: se avessimo vinto contro la Juve non avremmo avuto la stessa mentalità che poi abbiamo dimostrato il 22 maggio. Una partita perfetta sotto il profilo della pressione dove sono stati 90 minuti straordinari, poi c’era Lookman che aveva fatto tripletta. L’Atalanta ci credeva tanto: purtroppo non giocai quella partita, però tutti in squadra abbiamo recepito che potevamo farcela". 

SUL RAPPORTO CON GASPERINI - "Ho un bel rapporto, lo sento ogni tanto. Mi sono trovato molto bene con lui: grazie a lui sono diventato un giocatore molto più forte, ho giocato la Champions, in nazionale... Da noi ha portato tantissimi risultati, è un allenatore che si segue ciecamente, senza pensare. Invece, quando è arrivato all'Inter c'erano tanti campioni che forse hanno pensato: 'A me non serve questo lavoro, sono già un campione'. Alla Juventus avrebbe fatto fatica. Alla Roma conosceva già un paio di ragazzi e loro, come risultati, non hanno fatto benissimo negli ultimi anni. Probabilmente hanno pensato: 'Se riesce a portare risultati con l'Atalanta, può portarli anche qui e possiamo arrivare in Champions, oppure lottare per lo Scudetto'. Secondo me lo hanno seguito per questo. Ogni tanto è difficile farlo e anche io ho fatto molta fatica nei primi mesi: si arriva alla partita con le gambe piene, non ci si riesce a muoversi. Ma poi ci si abitua e si inizia a pensare: 'Mamma mia... Riesco a spingere 90 minuti, prima dopo 60 avevo un calo'. Ma bisogna essere convinti dal lavoro. Per un giocatore con molto talento, quello serve meno. In quel caso, si è meno convinti". 

A questo link l'intervista completa.

Sezione: Primo piano / Data: Gio 04 giugno 2026 alle 17:38
Autore: Redazione
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