Ogni squadra ha la sua storia, ma come quella dell'Athletic Bilbao, prossimo avversario dell'Atalanta in Champions League, ce ne sono poche. I biancorossi, guidati oggi in panchina da Ernesto Valverde, non sono soltanto la terza squadra più vincente di Spagna con 37 trofei nazionali (8 campionati), ma anche l'unica, insieme ai mostri sacri Real Madrid e Barcellona, a non essere mai retrocessa ed ad aver, quindi, partecipato a tutte le edizioni della Liga fin dalla sua fondazione nel 1928.
A rendere unici i txurigorri non sono, però, i titoli sul campo e nemmeno il fatto di giocare in uno degli stadi più belli e iconici d'Europa, San Mames, ma la scelta di far giocare in squadra solo giocatori baschi. O, per meglio dire, solo giocatori nati o formati calcisticamente in un settore giovanile di in una delle sette province dell'Euskal Herria, che si trovano in parte in Spagna e in parte in Francia: Biscaglia, Gipuzkoa, Araba, Navarra, Lapurdi, Zuberoa e Navarra Behera.
Certo, questa politica negli anni è diventata meno stringente. Ci sono, infatti, alcuni esempi limite, come Santiago Ezquerro, acquistato dall'Athletic nel 1998, nato fuori dai Paesi Baschi e arrivato in un settore giovanile basco, quello dell'Osasuna, quando aveva già 16 anni. O ancora, Aymeric Laporte, nato ad Agen, in Nuova Aquitania, Francia, ed entrato nel settore giovanile dei biancorossi già sedicenne. Casi limite, che non cambiano, però, il contesto generale, di una società che ha saputo e sa ancora oggi competere ad altissimi livelli nonostante un margine di scelta molto limitato.
Come ci riesce? È sufficiente farsi un giro a Bilbao o nel resto della Biscaglia per capirlo. L'Athletic fa parte della quotidianità di tutti, anche di quelli a cui del calcio non interessa, ed è presente fin da bambini. Il suo scudetto, i suoi colori, sono ovunque. Nei bar, nelle scuole, per le strade. E questo perché è un simbolo dell'identità basca, indipendentemente dal campo. "È la società che fa l’Athletic, nella zona della Biscaglia è impossibile che qualcuno non tifi per noi - ha raccontato Mikel González, director of football dell’Athletic Bilbao in una bella e lunga intervista di Cronache di Spogliatoio - Anche chi non è interessato al calcio sa cosa significhi l’Athletic ed è in cima a tutto nella società, è radicato nelle famiglie, lo trovi ovunque. Il nostro sistema è unico per filosofia e risultato, pone delle radici non solo nell’ambito sportivo, ma in quello delle istituzioni e nel sociale".
Poi, certo, oltre al contesto culturale, c'è la qualità del lavoro e una rete di centinaia di club affiliati in tutta l'Euskal Herria, oltre a un centro sportivo all'avanguardia, Lezama, cuore pulsante dell'Athletic Bilbao e pilastro fondamentale per portare avanti la sua filosofia. Da questo punto di vista, però, anche dalle parti di Bergamo siamo abituati bene.
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