Brentonico, Rovetta, Clusone. Le tendate la notte prima di un'amichevole, le chiacchiere in tribuna mentre la squadra si allena e quelle con i giocatori prima che rientrino in hotel. Qualche foto, una firma sulla maglia. La curiosità dei volti nuovi e il piacere nel ritrovare quelli già noti. Quell'abbraccio collettivo che sapeva essere la Festa della Dea. Il calcio d'agosto, che non vuol dire niente, ma che porta in dote tanto: avvicina, rende tutto più umano, perché l'inverno è distante così come lo sono l'assillo del risultato e le preoccupazioni di classifica. Condivisione ed emozioni, che in casa Atalanta sembrano però ormai lontane

UN'ESTATE A PORTE CHIUSE - Quella in corso, infatti, è un'estate strana, fatta di lunghe attese, per una rivoluzione che doveva arrivare e travolgere tutto ma è rimasta per il momento ancora sulla carta, e di porte chiuse. Allenamenti senza tifosi, nell'insolito ma ormai abitudinario ritiro di Zingonia, amichevoli senza tifosi e persino la beffa del doppio divieto di trasferta per i due impegni internazionali con Feyenoord e Schalke 04. Un'Atalanta distante dalla sua gente, lontana e silenziosa in un momento in cui servirebbe l'esatto contrario. 

UNA PIAZZA IN ATTESA - Perché la gente di Bergamo ha risposto presente, come sempre. Ha accolto in maniera positiva l'arrivo di Sarri e Giuntoli, nomi importanti e conferma delle ambizioni della società. E ha esaurito, ancora una volta, tutti gli abbonamenti a disposizione. Ora, però, si aspetta qualcosa. Perché questo silenzio e questa distanza non fanno bene, tanto all'ambiente quanto alla squadra. Perché l'amore sarà pure illogico e spesso senza pretese, ma va coltivato, anche e soprattutto nelle piccole cose. Un allenamento a porte aperte, un momento di incontro, senza barriere e senza distanze. Cose semplici, come quelle delle estati nerazzurre che furono e che ora sembrano essere soltanto un ricordo.

Sezione: Primo piano / Data: Mer 29 luglio 2026 alle 16:02
Autore: Gianluca Pirovano
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