Sui social si moltiplicano, giorno dopo giorno, le lamentele per l’immobilismo del mercato in entrata dell’Atalanta. Una percezione comprensibile, alla quale va però affiancata un’analisi più profonda: Cristiano Giuntoli ha ereditato una rosa troppo lunga, con diversi esuberi - tutti riconducibili alla gestione di Tony D’Amico - difficili da piazzare a causa degli investimenti ancora da recuperare e degli ingaggi elevati. Prima di intervenire con nuovi acquisti, dunque, il responsabile dell’area sportiva dovrà sciogliere nodi molto più intricati di quanto possa apparire dall’esterno.
UNA ROSA DI 28 GIOCATORI - La rosa, ricordiamo, conta oggi 28 giocatori (Levak e Cassa esclusi) ed è il risultato di quasi un decennio trascorso tra 3-4-2-1 e 3-4-1-2. Il passaggio al 4-3-3 ha così cambiato profondamente le esigenze dell’Atalanta: alcuni reparti sono affollati, altri avrebbero invece bisogno di un innesto capace di alzare il livello tecnico. Per questo motivo il problema non riguarda soltanto il numero complessivo degli elementi a disposizione, ma anche la loro compatibilità con i principi di Sarri.
In porta e in attacco (di centravanti parlando) l’Atalanta è coperta, mentre sulle fasce la cessione di Bakker, mai impiegato nella scorsa stagione e lasciato fuori rosa anche da Sarri, riporterebbe il reparto alla giusta dimensione. Qualche valutazione in più riguarda i sei difensori centrali, un numero elevato per una linea a quattro, dove le rotazioni saranno probabilmente inferiori rispetto al passato. Obric potrebbe però restare stabilmente nell’Under 23 ed essere aggregato alla prima squadra quando necessario: in questo modo Sarri lavorerebbe con cinque centrali, una soluzione sostenibile con tre competizioni. Kolasinac, impiegato da terzino nel nuovo sistema, offrirebbe inoltre una copertura aggiuntiva al centro.
Le principali necessità riguardano quindi il centrocampo e le corsie offensive. I sei giocatori presenti in mezzo garantiscono una copertura numerica adeguata, ma manca un elemento di qualità che sposi pienamente il gioco di Sarri. Ibrahim Sulemana potrebbe essere ceduto di fronte a un’offerta soddisfacente, anche se la sua partenza non è indispensabile: in caso di un nuovo acquisto, potrebbe restare come settima alternativa e ricoprire il ruolo di gregario. Più delicata è la situazione sugli esterni, dove il numero dei giocatori a disposizione resta troppo elevato. Zalewski è stato provato da centrocampista centrale, ma le prime indicazioni hanno rivelato che quella collocazione non sembra valorizzarne le caratteristiche.
QUATTRO ESUBERI CERTI - Il lavoro in uscita coinvolge dunque quattro giocatori. Oltre a Bakker, in esubero tra i terzini, devono trovare una nuova sistemazione Maldini, El Bilal Toure e Kamaldeen Sulemana, inseriti in una batteria di ali sovraffollata (tutti e quattro, come anticipato, portano la firma del precedente responsabile dell’area sportiva, Tony D’Amico). Con le loro partenze la rosa scenderebbe da 28 a 24 elementi; l’eventuale cessione di Ibrahim Sulemana porterebbe il totale a 23. Soltanto a quel punto Giuntoli avrebbe lo spazio necessario per inserire un centrocampista di qualità e un esterno di livello, completando lo scacchiere senza appesantire ulteriormente l’organico o complicare la compilazione della lista Uefa.
37 MILIONI A BILANCIO - Detto questo, il vero ostacolo è però rappresentato dal peso economico di queste operazioni. Per i quattro esuberi certi l’Atalanta ha infatti investito complessivamente 69,7 milioni di euro: 30,2 per El Bilal, 17,5 per Kamaldeen, 13 per Maldini e 9 per Bakker. La cifra sale a 77,1 milioni includendo i 7,4 spesi per Ibrahim Sulemana. In base ai costi sostenuti e a un ammortamento lineare, il valore residuo dei primi quattro può essere stimato in oltre 37 milioni: Maldini pesa ancora per circa 9,75 milioni, Bakker per 2,25; El Bilal si attesta attorno ai 12,08 milioni, mentre Kamaldeen supera i 13,1. Con Ibrahim Sulemana, il cui residuo è vicino ai 3,7 milioni, si oltrepassa quota 40.
Notare bene: sono necessariamente valori indicativi, soprattutto perché nell’affare El Bilal figurano bonus importanti i cui dettagli non sono stati resi noti. L’ordine di grandezza, però, fotografa bene la difficoltà del compito: per limitare le minusvalenze, l’Atalanta dovrebbe ricavare dalle quattro o cinque cessioni una somma compresa orientativamente tra 35 e 40 milioni. I potenziali acquirenti, inoltre, conoscono la necessità del club di sfoltire e possono sfruttarla per negoziare condizioni più favorevoli.
E GLI STIPENDI NON AIUTANO... - A frenare ulteriormente le trattative sono poi gli stipendi: infatti, Maldini, Bakker, El Bilal e Kamaldeen costano insieme quasi 10 milioni lordi a stagione. Aggiungendo i 930mila euro di Ibrahim Sulemana, il peso complessivo raggiunge circa 10,9 milioni. Ingaggi di questo livello riducono il numero delle pretendenti e possono rendere necessarie formule meno vantaggiose, come prestiti o partecipazioni al pagamento dello stipendio.
Ecco perché acquistare subito altri giocatori sarebbe poco funzionale. Il centrocampista e l’esterno servono, è vero, ma Giuntoli deve prima creare lo spazio necessario (e non sarà assolutamente facile) e proteggere il più possibile i conti del club. Più che immobile, dunque, il mercato dell’Atalanta appare incastrato nell’eredità delle precedenti campagne acquisti. Per uscirne serviranno offerte importanti e, da parte dei tifosi, una dose di pazienza superiore a quella che inevitabilmente si respira oggi sui social.
Autore: Redazione
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